Grande la gioia della Chiesa reggina per la presenza del suo Seminario

ventanniVent'anni! Vent'anni da quel felice giorno in cui - dopo 22 anni - l'arcidiocesi reggina ritornava ad avere il suo Seminario Maggiore.

Era il 4 Ottobre del 1991: una divina Liturgia nella Cappella Stella Maris,  presieduta dal rettore don Pippo Curatola e concelebrata da don Bruno Cipro (vicerettore) e don Santo Marcianò (padre spirituale), presenti i primi 6 nuovi Seminaristi teologi entrati in quel primo anno, sanciva ufficialmente la riapertura del Seminario Maggiore reggino.

 

Una riapertura dovuta alla tenacia e al coraggio dell'arcivescovo Mons. Vittorio Mondello, che riusciva in questa autentica impresa appena un anno dopo il suo ingresso a Reggio Calabria.

Quante difficoltà dovette superare il Presule reggino (e quante sofferenze nascoste!) lo ha lasciato chiaramente trapelare anche il 21 Gennaio scorso, durante la concelebrazione nella Basilica cattedrale, che ha dato solenne inizio all'Anno Giubilare, con cui la diocesi ricorda i vent'anni da quel giorno.

Nell'omelia, infatti, tenuta a braccio da Mons. Mondello, con il calore tipico dell'appassionato, il Presule - dopo aver illustrato l'importanza di un Seminario nel contesto della vita diocesana e dopo aver commentato la bellezza dei testi sacri che parlano della chiamata come momento decisivo nella storia di una vita umana - ha ricordato quei giorni e quella stagione, ha richiamato la visita ad limina compiuta in quel contesto e le difficoltà che dovette superare nei confronti degli altri confratelli vescovi calabresi - contrari alla sua scelta - , sostenuto fortunatamente dal Segretario della Congregazione dei Vescovi e consolato dalle parole che Papa Giovanni Paolo II - nell'incontro  a tu per tu ebbe a dirgli: "Ma una diocesi, senza il suo Seminario Maggiore, che diocesi è?".

Mons. Mondello ci ha creduto. Ed è riuscito nell'intento. E questo fatto, fosse anche l'unico, lo collocherebbe all'altezza della storia.

Quella sera in Cattedrale - davanti a tanta gente e alla presenza di un elevato numero di presbiteri e di diaconi, oltre che naturalmente di tutti i seminaristi - é stato il neo rettore del Seminario, don Salvatore Santoro - che con l'équipe di Educatori e il sostegno di tanti altri sacerdoti  ha organizzato i diversi momenti che la diocesi vivrà lungo quest'anno - a porgere il saluto e ad esprimere la gratitudine di tutta la chiesa all'arcivescovo Mondello, di cui in quello stesso giorno ricorreva il 34° anniversario di Ordinazione episcopale.

Don Sasà (come da sempre viene affettuosamente chiamato) ha sottolineato come la coincidenza dei due avvenimenti - il 34° anniversario dell'Ordinazione episcopale e il 20° dalla riapertura del Seminario - diventavano una felice occasione per  esprimere la gratitudine a Dio per il dono fatto alla chiesa reggina con la presenza di Mons. Mondello. E ha voluto anche ricordare con gratitudine i suoi predecessori, don Pippo Curatola, don Santo Marcianò e don Demetrio Sarica, sulla scia del cui impegno egli stesso si è detto felice di continuare l'esperienza di un cammino quanto mai decisivo per la vita pastorale della chiesa reggina-bovese.

Il Coro diocesano San Filippo Neri animava, frattanto, in maniera suggestiva e coinvolgente  il succedersi dei vari momenti  del sacro rito, che veniva guidato come sempre dal maestro delle celebrazioni arcivescovili, don Nuccio Cannizzaro, e impreziosito dal ministero dei diaconi e dall'impeccabile servizio dei seminaristi.

Un momento di sicuro indimenticabile é stato, alla fine,  quello della consegna delle lampade ai vicari zonali.

Le lampade illuminavano lo splendido dipinto della Madre dei fiat - che splendeva davanti agli occhi della gente e che sarà portato in processione, lungo quest'anno, in ognuna delle zone pastorale dell'arcidiocesi.

Da lì sono state portate alla sede dell'Arcivescovo e a lui consegnate. Dalle sue mani sono, poi, passate - una alla volta - nelle mani dei vicari zonali: simbolo, ogni lampada,  di una identica luce che illuminerà il cammino di quest'anno e di un identico Volto che con la sua tenerezza materna consolerà la vita dei suoi figli e sosterrà tanti giovani nel difficile esercizio di discernimento della loro vocazione.

Una celebrazione davvero solenne e vissuta, che ha segnato in maniera forte questo inizio dell'Anno giubilare del Seminario e ha fatto gustare all'intera diocesi la gioia  di avere tra le proprie case il Seminario come luogo di formazione, come "recinto sacro" aperto all'ascolto della Parola e dei segni divini, ma aperto anche all'accoglienza dell'esperienza di vita dei presbiteri diocesani, alle esigenze dei giovani, ai problemi della chiesa, alle sofferenze dei fratelli.

Una celebrazione che ha segnato l'inizio di un percorso, con il cuore volto con gratitudine al passato (immediato e remoto) e con lo sguardo teso al futuro, fondati sulla speranza che non delude.

avveniredicalabria

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