Pro-Vocazioni

Fate attenzione, vegliate, perchè...

GesuPastore.... non sapete quando arrivo!

E' questo che Gesù ci dice, come se ci volesse fare una sorpresa.
Quasi a scherzarci ce lo dice, perché ci vuole tenere sempre pronti per quando arriva, come se fosse una festa.
Anche quando sta lontano da noi, non fa altro che pensarci, e il suo pensiero è sempre lì da noi:
… cosa stiamo facendo… come ci stiamo trovando senza di lui… quando potrà tornerà da noi…

Tanto forte è il desiderio che ha di tornare, che non gl’importa di venirci a trovare
anche durante la notte, perché non vede l’ora di vederci, e di tornare ad abbracciarci.
È il suo cuore grande che pensa così, e che nonostante le tante cose che ha da fare, non si dimentica mai dei suoi figli, che sono la sua più grande gioia, e tutto il resto lo fa perché lo deve fare.

Il padrone di casa è il nostro Dio, è Gesù, e lui deve tornare quando vuole.
E noi dobbiamo essere sempre pronti ad accoglierlo:
a dirgli com’è andata, cosa ha fatto, che cosa ci racconta di bello, che cosa ha portato per noi.

Non vogliamo farlo aspettare, non vogliamo addormentarci: non è giusto per nostro Padre.

È bello invece sentire che Lui ci ami già dall’alba, già da quando canta il gallo.
È bello vederlo rientrare nella nostra vita, venirci incontro.
È bello ricominciare la nostra giornata insieme a lui, sentirlo di nuovo a casa
e vedere che la casa si è di nuovo riempita, perché lui è tornato.

Per questo dobbiamo tenerci pronti, non possiamo distrarci, dobbiamo essere pronti e sorridenti per quando arriva, come piace a lui. E dobbiamo essere sempre felici, perchè lui torna da noi.
Le altre cose non sono così importanti: la cosa che conta è che noi siamo pronti ad accoglierlo,
e che facciamo di tutto perché questo accada.

E questa è la cosa bella, e che ci riempie di gioia: che Dio che ci sta aspettando, e che non vede l’ora d’incontrarci.

                                                                                                                                                                    Fabrizio Namia

Conoscete un certo Gesù?

FabrizioL’hanno visto l’altra volta...
Gesù è quell’amico lì, quel tipo misterioso, un pò giocherellone…
l’hanno visto giocare a nascondino, come al suo solito
lui dice di essere un campione a questo gioco
effettivamente è davvero bravo: lui si nasconde e vuole che noi lo troviamo…
si sa mimetizzare molto bene nelle realtà della nostra vita.
Non si riesce mai del tutto a capire dove si nasconda,
e questo tante volte fa arrabbiare!
Lui dice che è dentro di noi, nel nostro cuore, anche se non riusciamo a vederlo…
dice di sapere sempre dove siamo, e a che punto della nostra vita ci troviamo,
e sa proprio tutto di noi!
E nessuno capisce come faccia a conoscere tutte queste cose.
E lui si diverte a darci dei segni concreti,
che ci ricordano che lui è sempre presente nella nostra vita…
Tante volte vuole farci giocare a quella caccia al tesoro,
dove lui stesso osa definirsi il tesoro della nostra vita!

E in questa caccia al tesoro continuamente ci manda delle persone,
che lui chiama “i suoi testimoni”, quelli che dicono di averlo visto,
di essersi incrociati con lui per la strada, di averci parlato con lui…
…e sono loro – dice - quelli che possono indicarci il modo
in cui poterlo incontrare…

Chi lo conosce bene sa che lui fa così per coinvolgerci,
è un modo suo per farci apprezzare la sua compagnia,..a tutti infatti chiede di imparare a chiamarlo fratello, piuttosto che semplice amico,
lui stesso infatti dice di considerarci come suoi fratelli.

Tutto questo non sembrerebbe vero, ma quando lo si incontra ci si rende conto che è proprio così: Gesù è davvero un amico, uno di cui ci si può fidare,
un amico del cuore;
stando con lui il tempo vola, tanto che qualcuno fermerebbe
il tempo pur di restare con lui:
ha tante cose da raccontare, ha tanti desideri da voler condividere,
tanto che molti sceglierebbero di rinunciare anche a qualche cosa di se stessi,
pur di rimanere con lui e seguirlo dovunque egli vada…
…e questo perché è come se ci si sentisse sfamati dalle sue parole…
…e qualcosa di vero ci sarà pure in quello che dicono.
Ed è così: infatti molti dicono che stando con lui, si prova una gioia così grande che riempie tutta l’esistenza, fino a far quasi dimenticare ogni altra esigenza.


Certo, seguirlo comporta certamente qualche rinuncia, ma quando si fa per lui
improvvisamente ogni fatica diventa più semplice da affrontare.

E questo perché è lui stesso, dice, che è in grado di poter sfamare il mondo,
è lui stesso quel pane che dà la vita a tutti.
Dice di essere come un fiume in piena,
un fiume di acqua viva, da cui nessuno si stancherebbe mai di dissetarsi…
…Qualcuno dirà che forse un pò bugiardo lo è, ma un fatto è certo:
molti nel mondo hanno fatto una scelta strana,
quella cioè di consegnare tutta la loro vita a lui,
e questo fa pensare, perchè non si riesce proprio a capire come mai…

Quando si tenta di trattenerlo gelosamente per se, lui questo non lo accetta,
perchè parla sempre di libertà del donarsi, di condivisione,
di non starsene chiusi, ma di coinvolgere sempre gli altri…
Chiede continuamente di uscire da se stessi,
e dice che un cristiano: “non ha la vocazione a fare la muffa, standosene sempre fermo, ma è come lievito che deve far fermentare tutta la pasta”…
…e in questo ha ragione: è giusto che anche gli altri lo possano incontrare,
è giusto che anche gli altri sperimentino quella stessa gioia che vivono i cristiani, di averlo cioè come il grande amico della propria vita:
neanche loro lo conoscevano infatti,
eppure lui ha comunque deciso di incontrarsi con le loro vite.

Lui dice pure di essere il migliore del mondo, quello che tutti vorrebbero avere come amico, quello di cui nessuno potrebbe fare a meno:
racconta di avere tanti fans nel mondo, da tutte le parti e da tutti i continenti.
Certo, sa bene di non essere uno di quei personaggi famosi
che si vedono sempre alla televisione.
Dice infatti di essere famoso fra “i suoi”, fra quelli della sua comunità,
che lui chiama Chiesa.
Dice di avere più amici lui di quanti una persona ne possa mai avere su Facebook.

Questo Gesù qualche volta è un pò difficile da capire, è un pò strano a volte,
ma chi non sarebbe desideroso di avere un amico così?
È per questo che oggi anche noi gli promettiamo una cosa,
quella cioè di volergli bene, così com’è…

…ciao Gesù.

                                         Fabrizio Namia

Parrocchia e Seminario: com'è bello camminare insieme!!!


Campo Calabro e SeminaristaCampo Calabro sostiene e supporta col cuore il suo seminarista.

Circa una settimana fa, l’1 novembre, nella Cattedrale della nostra città sono stati conferiti i ministeri del Lettorato e dell’Accolitato a nove seminaristi (vedi foto). Per me, quella del Lettorato, era la prima tappa di un percorso di formazione iniziata nel settembre del 2012 con il mio ingresso in Seminario.

Accompagnato dai nostri formatori e camminando insieme ad altri colleghi, sono arrivato a quel giorno consapevole dell’importanza del momento ma senza troppe tensioni o aspettative, senza cioè caricare l’evento di un importanza eccessiva. L’unica cosa che avevo fatto, nei giorni precedenti il conferimento del Ministero, era stata quelle di informare dell’evento la mia famiglia, don Nino Palmenta, Parroco della Parrocchia Santa Maria Maddalena in Campo Calabro, mia Parrocchia di origine, alcune persone care e le responsabili della “Missione di Solidarietà e fraternità” di Messina, associazione di missionari laici fondata da Padre Vincent Anuforo, della quale facevo parte fino a poco prima di entrare in Seminario.
La giornata del conferimento del mio Lettorato, quindi, doveva essere un bel momento, ma… da come immaginavo, niente di particolare, invece… quel fatidico giorno, tutto andò in un modo completamente diverso da come mi aspettavo e questo lo compresi sin dall’inizio.
Iniziata la Celebrazione, infatti, presieduta dal nostro Arcivescovo S.E. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, ed alla quale hanno partecipato tutti i nostri formatori e parroci di riferimento, l’atmosfera che percepii era veramente particolare: quando fui chiamato per presentarmi e dissi il mio “Eccomi”, mi resi conto che non stavo rispondendo al mio Arcivescovo ed ai miei formatori, almeno non a loro soltanto, in quel preciso momento stavo rispondendo a tutta la Chiesa nel suo insieme, una Chiesa alla quale “appartenevo”…

La sensazione di “appartenenza alla Chiesa” aumentò in me quando, durante l’omelia, Padre Giuseppe sottolineò, in maniera incisiva, che i fedeli devono prendersi cura dei seminaristi, delle vocazioni nascenti, devono favorirle ed incentivarle già nella vita familiare stessa se si accorgono che qualcosa sta nascendo in un figlio o una figlia, e devono accompagnare e sostenere noi seminaristi con la preghiera ed in ogni altro modo. Il Seminario, insomma, deve essere un “luogo privilegiato” per tutte le Parrocchie perché è da lì che vengono fuori i futuri sacerdoti che poi andranno a guidare le varie comunità diocesane.

L’emozione, però, più grande che provai quel giorno, fu quella di scoprire che circa un centinaio di persone erano venute da Campo Calabro per sostenermi e per vivere quel momento insieme a me. Ad essere sinceri, tante volte ho sentito nel profondo del cuore il peso di aver trascurato o di trascurare un pò i miei parrocchiani, per un evento a cui non riuscivo ad essere presente o per qualcosa che non riuscivo a fare per la mia parrocchia ed il vedere, alla fine della Celebrazione, l’affetto di così tante persone che, nonostante le mie negligenze nei loro confronti, si stringevano a me, con le lacrime agli occhi, anche solo per salutarmi, mi ha fatto sentire forte nel cuore l’amore di Dio, di un Dio che mi ama molto di più di quanto io possa immaginare, di un Dio che mi ama di un amore sovrabbondante anche quando io Gli rispondo in maniera tiepida.

Grazie, grazie ed ancora grazie di cuore a don Nino Palmenta, a tutti voi miei parrocchiani ed anche alle responsabili della “Missione di Solidarietà e Fraternità” di Messina: mi è rimasto impresso nell’anima ogni vostro sguardo, ogni vostra lacrima, ogni bacio, abbraccio ed ogni altra manifestazione di affetto ricevuta, anche dalle persone che conoscevo appena, e sappiate che il vostro affetto ed il vostro sostegno è di vitale importanza per me, per tutti i miei confratelli seminaristi ed anche per i nostri formatori, perché possiamo andare avanti nel cammino che Dio ci ha prospettato.

Nel ringraziare ancora di cuore la mia comunità parrocchiale per la vicinanza e l’affetto mostratomi, colgo anche l’occasione per invitare tutte le comunità parrocchiali, specie quelle che hanno un seminarista in formazione, di pregare Dio perché dal nostro Seminario escano Sacerdoti Santi, perché sacerdoti santi favoriranno l’aumento di parrocchiani santi, sia in terra che in cielo. Grazie!
                                                                                                                                                   Vladimiro Calvari

Preghiera di domenica 12 ottobre

Danilo Diego

L’ABITO DELL’AMORE

Questo è il momento per renderTi grazie Signore mio Dio. Se sono qui,

è perché il Tuo amore sconfinato è arrivato a toccare anche i crocicchi

più nascosti del mio cuore, Grazie. Per indossare l abito nuziale, è

necessario avere con Te un’intimità speciale, un dialogo fruttuoso,

voglia di cambiare, di avere tempo per accogliere l’invito unico che ogni

giorno mi fai. La festa alla quale mi hai invitato so che non è distante da

me, è nel mio cuore li dove vuoi il Tuo Regno. Che io non sia cosi duro

da dirTi: “ho altro da fare, l’invito che mi fai richiede una preparazione

troppo lunga…”! Ti ho appena ricevuto nell’Eucarestia Gesù, donami di

poter avere realmente il “gusto di Te”, che possa comprendere in cuore

cosa sia la Tua “squisitezza”. Gesù, se la mia veste non dovesse essere

quella giusta, fammi grazia del tuo sguardo perché capisca che è ora di

cambiare, che questo è il tempo della Tua presenza. Alla Tua domanda:

“Amico, come mai sei entrato senza l’abito nuziale?” Io possa

rispondere. “ Perché pensavo di riuscire a cambiarmi da solo ma, senza

di Te non posso far nulla. Manda fratelli santi perché mi custodiscano ed

insieme alla Vergine Maria mi aiutino a scegliere per Te il vestito più

nuovo. Solo la Tua gioia però, può rendermi cosi pieno da scartare per

Te l’abito più bello, è l abito dell’amore, l’abito delle nozze eterne. Amen.

 

                                                 Danilo Latella

Quanto è dolce il nome Croce!

Alessandro Futia 2Viviamo in un tempo pieno di contraddizioni, dalle molteplici sfide sociali e culturali, girando su un pianeta che assomiglia a se stesso da eoni.

Forse per questo i greci credevano che il mondo fosse sempre stato, così come appare. Eppure la quotidianità dell’uomo è molto cambiata: si parla oggi di “post-umanesimo”, come del naturale approdo del pensiero illuminista verso sponde luccicanti di avanguardia tecnologica.
All’interno di questo strano “cammin di nostra vita”, che senso ha parlare ancora della “Croce”?
Per l’uomo sempre giovane di oggi, che non vuole conoscere l’inesorabile declino del suo corpo, la vita sa di rapidità, di cambiamento, di incertezza che diviene certezza, di ricerca, di avventura che si rivela dallo spuntare di un nuovo giorno, nel mentre del suo viaggio esistenziale.
Cammini, ti fermi, corri… Dove stai andando?
Io non lo sapevo finché non ho incrociato uno sguardo intimo, profondo e personale più di ogni altro.

Gesù ti guarda dal suo trono di sofferenza e ti interpella come fece coi suoi astanti nel momento decisivo della sua missione: la morte in croce.Gesu 2c
Ma che potrà mai dirti Gesù adesso?
Impossibile saperlo se non ci si immette nel cammino che conduce a Lui: la via della Croce.

Oggi, come ogni venerdì, qui in seminario e in ogni chiesa parrocchiale si ripercorre questo sentiero “in salita” che scorta “a piè della croce di Gesù. Qui le anime si rivestono di luce, s'infiammano d'amore; qui mettono le ali per elevarsi ai voli più eccelsi” (San Pio da Pietrelcina).
La tua via della croce è già in corso d’opera, si sta dispiegando sotto i tuoi passi; quella originale del Cristo ti aiuta a leggerla e percorrerla in vista della liberazione dal Male che solo un Dio umano può lavare col suo stesso sangue: il peccato.
La croce senza questo sottofondo non avrebbe senso.
Così come non avrebbe significato, per l’uomo contemporaneo, senza lo sfondo del mattino di Pasqua, quando il Vivente si rialza dal sepolcro e ti riporta dove tutto è cominciato: nel giardino del Cuore del Padre, in cui tu ed io siamo stati generati per essere al centro dell’amore di Dio Trinità che ci ha resi suoi familiari nel Figlio amato, crocifisso e risorto per noi.
                                                           Alessandro Futìa