Pro-Vocazioni

ORDINAZIONI DIACONALI NOVEMBRE 2016

Diaconati novembre 2016 001Nel cuore di Dio…a servizio degli uomini…

Il Dio di Gesù Cristo è un Dio follemente innamorato dell’uomo che non smette di guardare e provvedere, con amore, ai suoi figli.

A conclusione dell’anno, in cui la Chiesa universale ha celebrato il Giubileo straordinario della Misericordia, la nostra Chiesa locale accoglie con gioia quattro frutti della misericordia e della benevolenza del Signore, il quale si fa presenza nella persona di coloro che Egli chiama dal “mondo” perché, in Lui con Lui e per Lui, siano testimoni, autentici e innamorati, per ogni uomo che lo cerca.

Venerdì 4 novembre è stato Vladimiro a ricevere il dono del Diaconato, nella parrocchia Santa Maria Maddalena, in Campo Calabro; sabato 12 Novembre la stessa effusione di Grazia è stata invocata anche per Danilo, Frederic e Gino, nella Basilica Cattedrale.

La liturgia, solenne e leggera allo stesso tempo - arricchita, sabato 12, della presenza di quasi tutto il presbiterio diocesano convocato dal Vescovo per la chiusura dell'anno giubilare in diocesi - è stata impreziosita e sostenuta dalla partecipazione delle comunità parrocchiali e di tanti amici degli ordinandi, ed ha trovato il suo acme nell’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, garante della fedeltà di Dio rispetto alla speranza dell’uomo di non camminare mai più da solo.

Vladimiro, Danilo, Frederic e Gino sono stati ordinati diaconi della Chiesa cattolica: attraverso il loro si definitivo, Dio continua a rendersi presente al Suo popolo ed a servirlo con tenerezza e premura, attento nell’ascolto delle sofferenze e dei silenzi degli uomini e pronto a farsi Pane spezzato e Parola di speranza e di vita per la salvezza di tutti.

Nelle due occasioni l’intera comunità diocesana si è fermata per rendere grazie a Dio e condividere la bellezza della nostra fede, che acquista sempre particolare senso e significato ogni volta che ci ritroviamo attorno al pastore, assieme a tutto il presbiterio.

Padre Giuseppe, con sguardo attento e paterno, rivolto sia agli ordinandi che a tutti i fedeli, ha sottolineato l’importanza dell’anno appena trascorso, ed ha richiamato le tante Diaconati novembre 2016 002occasioni di Misericordia che abbiamo potuto ricevere e condividere con i fratelli, sentendoci incoraggiati, anche, dalle parole e dall'esempio di Papa Francesco che, nella quotidianità della vita, non smette di testimoniare, a credenti e non, la forza della Misericordia di Dio nell’incontro con l’uomo, in particolare quello segnato dalle ferite e dall’assurdo del tempo, o, peggio, dalla dimenticanza e dall'indifferenza di tanti...

I nuovi diaconi sono chiamati a testimoniare questa consapevolezza e provocare in tutti noi un grande desiderio di eternità, mostrando come bisogna ricominciare dal vivere in pienezza il nostro oggi, per riuscire a costruire vere e belle occasioni di prossimità e misericordia, volgendo lo sguardo verso il cielo e le mani verso i fratelli, in particolare i più bisognosi di perdono, di affetto, di pace, di Dio.

Per formare un diacono e poi un prete, è necessaria un’intera equipe educativa, guidata dal rettore, che curi la formazione ed accompagni i giovani nel loro cammino, fino al compimento del sogno e della promessa di Dio che, nell'ordinazione diaconale, prende forma in un’intera vita. Ma è altrettanto importante la comunità ecclesiale, che prega e sostiene la percezione e il desiderio di quanti - giovani e meno giovani - sentono il cuore tendere all’Infinita grandezza di un Dio che non smette, ancora oggi, di affascinare e chiamare alla sua sequela.

Don Vladimiro, don Frederic, don Danilo e don Gino iniziano così un nuovo tratto di strada che dovrà essere segnato da profonda autenticità; seguendo il Signore Gesù e cercando di avere qualcosa di più alto dentro il cuore, qualcosa per cui abbia un senso vivere, dovranno essere riflesso della tenerezza e della premura del Padre ed aiutare tutti a portare, con fiducia e speranza, la propria croce, perché, abbracciandola, diventi benedizione per gli altri.

L’augurio ai quattro diaconi - con lo sguardo già proteso verso il sacerdozio - è quello di poter sempre accompagnare ogni uomo su strade di speranza, di fede, di gioia profonda; la loro vita porti sempre il profumo di Dio nelle piaghe e nelle pieghe della storia, perché chiunque li guarda negli occhi e sente le loro carezze, possa sperimentare la presenza di un Dio che muore e risorge per amore, e si fa uomo per mostrare all’uomo la bellezza di essere sua immagine!

Diaconi perché uomini, diaconi perché cristiani, diaconi perché figli di un Dio che non trattiene e non costringe, ma rende liberi.

VLADIMIRO CALVARI: NUOVO DIACONO DAL PIO XI

Vladimiro diaconatoCarissimi amici,
vi ricordiamo che venerdì prossimo, 4 novembre 2016, alle ore 18:00, il nostro seminarista VLADIMIRO CALVARI verrà ordinato Diacono, presso la Parrocchia di Santa Maria Maddalena di Campo Calabro, per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di S.E. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, Arcivescovo della Diocesi di Reggio Calabria – Bova.

Siete tutti invitati a partecipare con noi a questo gioioso ed importante evento.
Vi aspettiamo numerosi!!!

GIURAMENTO FUTURI DIACONI

Giuramento Diaconi 2016Domenica 16 ottobre la Cappella Maggiore del nostro seminario ha accolto 7 nostri fratelli: 4 provenienti dalla diocesi di Reggio Calabria – Bova, uno dalla diocedi di Locri e due dal Madagascar che, di fronte all'intera comunità, ai loro familiari, e alle loro parrocchie hanno pronunciato il loro solenne giuramento attraverso il quale hanno sigillato l'offerta della loro vita al Signore.

Nel corso della celebrazione il Rettore, partendo dal Vangelo, ha più volte invitato i futuri diaconi ad una vita di intensa preghiera e vicinanza con il Signore. Preghiera che diventa esperienza di Dio attraverso l'esercizio del ministero pastorale nella comunità che il Signore vorrà affidargli.

Centro e culmine dell'intera celebrazione è stato il momento del solenne giuramento; ogni futuro dicacono, dopo aver professato la propria fede, ha apposto la mano sui sacri Vangeli ed ha osato giurare la propria fedeltà al Signore e al suo progetto di amore.

Una mano sostenuta da quella del Rettore che, a nome della Chiesa, madre e maestra, ha con forza testimonianto e assicurato la vicinanza della comunità e dell'intero presbiterio.

I parroci, che hanno apposto la loro firma accanto a quella dei futuri diaconi, hanno voluto così esprimere l'impegno a nome delle loro comunità di non lasciarli mai soli, di sostenerli con la preghiera, donandoli alla Chiesa e al Signore.

A Maria, Madre del Fiat, al termine della celebrazione abbiamo rinnovato la nostra consacrazione chiedendo a Lei di custodire questi nostri fratelli e di aiutarli a compiere la volontà del Figlio suo Gesù.

                                                                                                                                                                  Maurizio Demetrio

LA PIENEZZA DELL'AMORE!

Michele vocazionale 3«Che cosa vedi, Geremia?». Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo».
Il Signore soggiunse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla».
(Ger 1, 11-12)

E’ la pienezza di amore che muove i passi dell’uomo.
Amore che ha un Nome e ha un Volto: Dio, Padre di Misericordia!

Il mio cammino di cercatore innamorato di Dio ha sempre desiderato questo abbraccio tra il Suo Nome e il mio, tra Padre e figlio, tra cielo e terra. Cammino che pone le sue radici in un terreno reso fertile dalla Sua Parola che accompagna la mia vita da sempre, e da sempre ha bisogno di essere “dissodata” per accoglierla e amarla.
I primi passi percorsi tra famiglia e parrocchia sono stati importanti e determinanti nel porre le basi all’Incontro con l’Amore più Grande. Crebbero insieme a me le domande piene di ricerca di senso della vita, piene di fatica nel dare un senso, o una giustificazione, alle ferite che la vita, già da ragazzino, ha riservato alla mia storia.

Fatiche e dubbi che trovano riposo e ristoro nella Chiesa, questa tenera Madre in cui Gesù mi ama e vuole essere teneramente amato, nel dono dei Sacramenti e dei percorsi che mi ha sempre offerto, in ogni periodo di vita; chiesa che, attraverso Maria, mi ha indicato il Crocifisso come segno verso il quale alzare lo sguardo senza riuscire più a distoglierlo da esso, lasciando che il pianto scaturito dal cuore, nell’incrocio di sguardi, sciogliesse il mio peccato.

E’ la consapevolezza che nessuno come me tornerà più su questa terra, che mi spinge ad affrontare l’impatto con il vento e, come gli uccelli del cielo, andargli incontro e planare ancora più su, più in alto.

Perché un giorno Dio mi ha dato una carezza e ho imparato a vincere la paura, ho compreso di essere unico e mi ha fatto sentire che aveva un senso preciso il mio esistere.
Il Signore Gesù si manifesta sulla mia strada nei volti degli ultimi, delle pietre scartate, si mostra nei crocicchi della sofferenza che desidera solo essere guardata, visitata da Dio, si mostra, quindi, nella mia povertà che sempre più mi fa riscoprire come sorella, come amica, perché mi libera e mi rende più uomo.

Quando Gesù dice: “Chi vuol venire dietro me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”, mi chiede di seguirlo cercando di avere qualcosa di più alto nel cuore e di Michele vocazionale 1guarire le ferite che ho in esso, di essere semplice. Non mi viene chiesto di portare la croce di Gesù ma la mia, per sanarla, e renderla benedizione per gli altri.
Solo chi è passato attraverso le ortiche può riconoscere la seta, e seguire il Signore Gesù diventa sollievo come un panno di seta su una ferita.

Camminando con Lui il giogo diventa dolce e il peso leggero. C’è di mezzo una Notte che fatica a diventare giorno, che lotta e chiede solo di essere attraversata. Notte che mi spinge ad alzare lo sguardo ed accorgermi come per ogni notte, Dio ha creato le stelle, che nei tratti di strada più incomprensibili Dio ha già preparato occasioni di bene, persone sante, che ci possano indicare la strada, perché il Sogno diventi vita, diventi concretezza, bellezza, speranza, abbracci la mia vita profumandola con la Sua Misericordia, che riconcilia, rinnova e dona pace al cuore e luce agli occhi.

Michele vocazionale 2Cammino, oggi, seguendo i passi lenti dell’amore, certo che tra il dire e il fare c’è.. il cominciare! C’è un cambiamento da realizzare che nasce dalla consapevolezza che al Signore non posso più riservare i “Frutti del suolo”, solo ciò che io sono capace di produrre per campare, ma è giunto il momento di offrire a Dio le primizie, la parte più importante, quella che mi assicura la vita presente e futura: bisogna rischiare per Dio! E solo la follia degli innamorati può fare arrivare a tanto, al tutto per il Tutto!

In questa ricerca chiedo sempre al Signore di donarmi l’umiltà di accogliere la porzione di pane quotidiano che mi ha preparato, quanto basta per il cammino di ogni giorno, chiedo il coraggio dell’obbedienza per consentire ai miei passi di creare armonia tra mente e cuore, chiedo la pazienza dei contadini, per custodire la speranza nei germogli del “ramo di mandorlo” che annunciano, ancora nell’inverno, che la primavera è vicina.

Il Sogno che Dio ha messo nel mio cuore ha bisogno di una Chiesa, che continui ad accoglierlo e custodirlo, con la sua storia, la sua santità, con il suo splendore, ma anche con le sue fragilità, le povertà e le contraddizioni che spesso l’hanno segnata, perché: “Le radici profonde non gelano” (J. R. R. Tolkien).Michele vocazionale 4

Sogno, che cammina lasciandosi tenere per mano dalla Chiesa, che per realizzarsi cerca spazi di Vangelo dove sostare, tende da allargare per fare spazio al nuovo, lì dove lo Spirito possa soffiare liberamente per accogliere ogni fratello che abbia nel cuore Dio, cerca silenzi da ascoltare e mani da stringere che allontanino la solitudine degli inverni più rigidi.

Sogno e desidero un cammino capace di recuperare le tre vie fondamentali che la sapienza monastica antica ci hanno insegnato:

Il Pensiero, che assicura la libertà della Mente e che genera e si nutre dell’Incontro tra la diversità di culture e di pensiero per crescere insieme, in quella che don Tonino Bello chiamava: “Convivialità delle differenze”.

La seconda via è la Preghiera, nutrita dal Cuore: tornare a camminare nel Silenzio e nella contemplazione per recuperare lo stare con Gesù, liberandomi dalla schiavitù delle troppe parole, allontanando la paura del silenzio anche nei momenti di preghiera.

E la terza via che desidero seguire è il Lavoro, accompagnato dalle Mani: un cristianesimo senza mani è un cristianesimo senza senso. Mani necessarie per recuperare, attraverso la creatività, la dignità che ha pagato a caro prezzo per me il Creatore.

Cammino, con il cuore libero e lo sguardo leggero, cadendo e provando ogni volta a rialzarmi, certo che “Le cose più preziose non si cercano, nè si possiedono, ma si attendono”.. e l’attesa a volte è difficile, è faticosa, può anche far perdere di vista l’essenziale, perché ti scoraggia, ti frammenta. Ma se si tiene acceso il Sogno, la fedeltà all’unico Sogno, e non a troppe cose, Dio ci mette lo zampino e ti porta Lui dove vuole, perché è Lui la Porta che non trattiene e non costringe, ma rende Liberi!

                                                                                                                                                                             Michele D’Agostino

Misericordioso:perché Padre e Madre

Figliol prodigo“Gli si gettò al collo è lo baciò”( Lc 15,20b)

MISERICORDIA
Misericordia anche io mi sento chiamato da te, sento che sei già nascosta, li in qualche stanza buia del mio cuore. Dio non ha forse avuto misericordia di noi? Dio non ci ha forse creati quando poteva non farlo? Anche per chi non si sente figlio, all’origine della propria esistenza c’è un movimento, una causa misericordiosa che ha reso la vita tale, possibile. La misericordia, movimento che volge al bene, già “solo” per il fatto che si è viventi. Ti rendo grazie o Madre Misericordia, “Ti rendo grazie” ( Sal 138,1), Tu sei il Signore. La misericordia è di coLui che E’: “Io sono colui che sono” ( Es 3,14). Padre Tu sei la più alta espressione di Misericordia , ma comprendiamo che solo se ci percepiamo capaci di questa, potremo riconoscere la Tua paternità nei nostri confronti. Io sono causa prima di misericordia, per questo Dio mi dice:” tu sei prezioso ai miei occhi, ti ho fatto come un prodigio( Is 43, 4) , io ti amo, vieni e seguimi, ti proteggerò, ti indicherò la strada, per te ho assunto un cuore di Carne, ti voglio in paradiso con me, ti voglio nella Vita con me. Dio ma Tu parli con me?
PADRE: Si, tu sei misericordia perché io ti ho creato, io ti ascolto ogni giorno, credimi, non pensare che io mi sia allontanato, se solo io mi allontanassi da te finirei di essere me stesso, di essere Dio e Padre. Figlio mio, tu sei misericordia perché io ti ho creato, sono qui, riscopri chi sei. Ti ho creato a mia immagine: “facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” ( Gn 1,26), lo vuoi capire? Io sono te, tu sei me, figlio amato.
Figlio: O Dio, parlare di misericordia è allora ritornare alla vita vera, riascoltare il Tuo: “ ed era cosa molto buona” ( Gn 1,31), cosa molto buona, capace di cose grandi, capace di continuare nella storia la misericordia estrema che piegando il cielo, “Signore piega il tuo cielo e scendi ( Sal 143,5), ha voluto innescare la sua vita in questa terra. Anche io, il più grande dei peccatori: cosa molto buona, impastato di polvere di mistero, inzuppato di sogni eterni. Misericordia è gioire della propria essenza, la mia essenza, la mia!! Dio vieni dentro di me, li intessuto, impresso, invisibile, impercettibile, come un profumo che tutto abbraccia e trapassa.
Come l’aria che mi da vita, come il costante battito del cuore, come lo sguardo della mamma, Tu così sei entrato nella storia, dentro l’umanità. E’ la libertà del dono, Tu ci sei per me Padre , per non spaventarmi aspetti anche che prima ci sia io in me stesso!
“ Padre dammi la tua sostanza …” ( cfr Lc, 15, 11). Figlio: “io non voglio più stare nella tua casa, non so il motivo no, non lo so, queste mura non le voglio più vedere, voglio stare solo, io so vivere da solo, non ho più bisogno di te, delle tue parole, dei tuoi occhi sempre li pronti a guardarmi come fossi un eterno bambino, io sono maturo, capace di essere libero, anche di costruirmi una “nuova casa”, padre, dammi quello che mi spetta …”
“ Ed egli divise tra loro le sue sostanze” ( Lc 15, 11b). PADRE : senza aprir bocca mi fermai, mi sentii perduto, il mio cuore si fece ghiaccio, poi si sciolse, per amore si sciolse versando le sue prime lacrime.. Figlio perché?! Pensai. Non dissi nulla, è così che alcune volte si è padri e madri, armati di coraggio, disposti a soffrire pur di lasciare liberi i propri figli, la propria sostanza. Cantai nel dolore del mio cuore mio canto di amore: “figlio vai, figlio io ti aspetto.
Piansi amaramente quando ti vidi partire, mio grande amore, vai, vai, tu sei libero per un amore grande che non può essere contenuto, un amore che ancora devi scoprire, ti aspetto. Se tu ritornerai io ti aiuterò a ritornare. Ritorna a me, coraggio ritorna. Ti voglio raccontare una storia, voglio, voglio crearla con te, insieme a te, la storia tua, se mi vorrai ti accompagnerò, non ti invaderò, ti amo già e se vorrai ti amerò ancora. Figlio vai, figlio io ti aspetto.
Voce del tuo cuore: Quante volte la casa che mi circonda mi mette a dura prova? Si, a casa quasi che l’amore diventi scontato, gli affetti che mi circondano un’abitudine, così dirà il figlio maggiore che viveva proprio nella casa con il padre: “egli si indignò, io ti servo da tanti anni, non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostante con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”( Lc 15, 26-31). La domanda che nasce. Siamo figli di un Padre o di un padrone? Chi è Dio per noi? Ed ecco che all’orizzonte il desiderio e lo stato di vita del paese lontano, per il figlio maggiore proprio come il figlio che sceglie di allontanarsi fisicamente. Andare via da casa , da me stesso, sfuggire la verità . “A volte si ha una sorta di timore del silenzio, del raccoglimento, del pensare al proprio stato ed alle proprie azioni, al senso profondo della propria vita, spesso si preferisce vivere solo l’attimo fuggente, illudendosi che porti felicità duratura; si preferisce vivere, perché sembra più facile, con superficialità, senza pensare; si ha paura di cercare la verità o forse si ha la paura che la verità ci trovi, ci afferri, ci cambi la vita” ( Benedetto XVI, 25 agosto 2010).
Ho rinunciato al mio essere speciale nella verità? E quella casa che mi ha abbracciato per così tanti anni, reso originale, unico, dov’è oggi? Cuor mio dove siamo?
Quando sto bene non scappo da casa; perché sto scappando , perché ho cercato cose vane? Soffi dispersi nell’aria, respiro affannoso di sazietà, insipido di vita. Forse anche la mia vita ha ancora un motivo, eppure quella stella che brilla nell’immensità del cielo nella notte ha un posto, brilla, mi parla: qual è il tuo posto nel Cielo infinito dell’Amore? Sappi che c’è un posto anche per te. Nella valle della storia rimbomba: Tu sei prezioso ai miei occhi.
Figlio: fui circondato di amici “affidati”, pieni di stima per me , di donne, di lussi, , divertimento sfrenato, padroneggiato dalle mie indiscutibili posizioni e idee. Lontano e libero da quel parone, manca qualcosa però, manco in qualcosa!
Voce del tuo cuore: Il figlio è arrivato alle strette, il paese lontano lo ha consumato, la felicità del mondo gli ha svuotato le tasche, il cuore, la vita. Non tornò subito a casa. Quanto è dura la nostra capacità nell’accogliere l’altro quando ci convinciamo che possiamo fare tutto da soli. Nonostante siamo arrivati a terra esitiamo ancora prima di bisbigliare: aiutami … Occasioni di vita che si perdono, tempo prezioso che consuma come una lampada, e quell’abbraccio rimandato.. quel giovane consumato, quel sole oscurato, o Grande Amore, voglio amare... Maleodorante circondato dai porci, morto di fame , “morto” nello spirito, buio nei desideri. Quante volte anche noi, maleodoranti e inzuppati di “io” ci snaturiamo a via di pregiudizi, di condanne, rabbia repressa, forse sotto sotto schiacciati dal peso delle fatiche, peccati. Questa parabola è per tutti noi una carezza dolcissima che riassume la nostra battaglia spirituale e le grandi scelte che questa battaglia richiede, è questo il dramma dell’anima che cerca il Padre, che cerca Dio. Ma in tutto questo Lui è Misericordia.
Figlio: mi sento solo, voglio amare, voglio essere amato. Sono solo, perché sono così solo? Dove siete amici miei? Ieri ho speso tutto per voi, mi avete osannato, applaudito, dove siete? Dove siete andati ora? Padrone “io” dove sei, tu che quando ti servivo mi trattavi bene? Mi hai e mi avete ingannato, amore falso, perché ora sono circondato dai porci ? Dove sono gli uomini?? Dove sei o uomo ? Ho bisogno di sentirmi amato, essere l’amato esprime forse la verità centrale della mi mia esistenza, amato veramente per quello che sono, si, per quello che sono!!
Voce del tuo cuore: “paese lontano” è il mondo in cui non viene tenuto in nessuno conto tutto quello che a casa è considerato sacro. Ogni “paese lontano” inganna proprio perché è luogo di passaggio, luogo lontano da… come polvere invisibile ma che a lungo tempo si fa vedere, il “paese lontano” ricopre la bellezze della vera dimora. “Paese” o per dirla meglio “stato di vita” che svuota il cuore dal profumo delle cose vere, ed è puzza, è abbandono, è fine. Passo dopo passo verso quel paese sconosciuto, lontano dalla verità della casa, dalla regola del cuore, dalla premurosa protezione materna. “Paese lontano”, li dove nessuno ti conosce, libero di essere chi vuoi, libero dal doverti guardare dentro, di preoccuparti su cosa sia corretto o meno. Paese lontano, li dove sono felice di aver lasciato Dio da un’altra parte, eliminato! Paese lontano li dove non sono più teneramente prezioso agli occhi di nessuno. Un figlio, prima che in qualunque altro luogo è prezioso in modo unico agli occhi della propria casa, del proprio nido, del ventre che lo ha generato.
Giorni, settimane, mesi, anni, millenni, la Casa è Casa, il Cuore è il Cuore, sono le due “c” della parabola. La casa dell’uomo dura in eterno quando Dio trova un posto tra i “familiari”. Dio in papà e mamma, nei fratelli e sorelle, negli amici questo è “Dio casa”. Dio stabile per sempre, come un papà ed una mamma, come un fratello, come un vero amico. Casa è dimorare in Dio.
Qualche volta, come dice Nowen nel suo libro L’abbraccio benedicente: “sembra persino che noi vogliamo dimostrare a Dio che le nostre tenebre sono troppo grandi per essere dissolte. Mentre Dio vuole restituirci la dignità dell’essere figli avvolti dalle Sue mani di Padre e di Madre. Noi continuiamo a insistere: mi sistemerò come un tuo garzone.
“ Si alzò e tornò da suo padre” ( Lc 15, 20). Questo vuol farci capire che il giovane figlio non era più in se stesso. Anche io, anche io ho provato questa esperienza sentendo la necessità di ritornare in dietro, di ravvedermi. Scappati li dove le regole non esistono, li dove non esiste il profumo della regola dell’amore. Anche io ho provato ad essere falsamente libero, maturo, cercare di fare bene solo confrontandomi con me stesso. Quante maschere fuori casa, in tutti i vicini paesi lontano che ogni giorno andiamo a visitare. Uscire da se stessi, dalla propria ed innata legge del cuore è scegliere la morte. Rinunciare al proprio io agli occhi di Dio, è scegliere la fine, rifiutare l’inizio. Il figlio si rende conto che fuori da se non c’è più nulla, silenzio, solitudine, puzza. Sei in te stesso o ancora credi al paese lontano? Il tuo cuore di cosa profuma? O altro?!
Quanti salariati in casa di mio padre … Il giovane è pentito ma ancora impigliato nella vicenda del paese lontano.. ma io li mi sono divertito? Pentito, forse è troppo, troppo nel suo io ancora senza Dio, ingegna allora cosa dire al padre … Ma si libero, va, va vorrebbe urlare Dio. Anche io mi ritrovo nela situazione di questo figlio tutte quelle volte nelle quali do smisurata retta al mio “io” dimenticando quanto gli altri siano importanti, il confronto, la condivisione, l’ Eucarestia . “No, io mi dico cosa dire, attingo da me stesso la verità, io so come devo essere trattato, Dio non sa, non mi consoce”. Il “dirò” del figlio giovane è in poche parole in nostro pregiudizio di fronte alle opportunità che ogni giorno la vita vuole regalarci. Lasciamo che sia Dio a “dire” (cfr Gen 1). “Lo smarrimento del figlio minore ed anche, in modo diverso, quello del figlio maggiore sono una sintesi importante su quella che è la personalità dell’uomo, riassunto dei diversi atteggiamenti che spesso anche noi assumiamo inconsapevolmente. Entrambi avevano bisogno di guarigione e di perdono, entrambi avevano bisogno di tornare a casa, entrambi avevano bisogno dell’abbraccio di un padre che ama e per questo perdona” (dall’ L’abbraccio benedicente). Forse la conversione più difficile è di chi sta a casa o di chi si allontana da casa? Non c’è una risposta, c’è un cammino di vita da intraprendere, occhi nuovi, cuore aperto e grato. Dio disse e vide che quanto aveva fatto era cosa molto buona. E questo quello che ripeterà il Padre che è li ansioso di vedere arrivare il figlio, questo il pensieri che mai lo ha abbandonato. Alla luce dell’umano errore di questo amico, desidero tanto imparare a dire di meno e ad ascolta di più. La Tua parola o Padre, crea, le mie spesso distruggono, mi distruggono, sono ancora troppo bambino, abbi misericordia. E simpatico come il padre tra poco nella sua massima semplicità impedirà al figlio di parlare. Se il figlio si penti realmente o meno non è per noi fondamentale, questo anche nella vita. Cioè il pentimento e fondamentale per vivere nella grazia ma èanche Dio che ci fornisce gli strumenti giusti per ottenerla e riconquistarla. Il primo passo è fondamentale, dopo questo primo sforzo ci si ritroverà catapultati nel Suo amore :“quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” ( Lc 15, 20). E’ il bacio tra il cielo e la terra, tra l’umanità e la divinità, tra la morte e la Vita, tra la fatica e la forza, il bisogno ed il dono. “L’amore non è amore se muta quando trova mutamenti”, con Shakespeare possiamo definire così la fedeltà di Dio nei confronti dei Suoi figli. “ Io dico al Signore, mio rifugio e mia fedele fortezza, mio Dio in cui confido … mille cadranno al tuo fianco ma nulla ti potrà colpire, mi rifugio sei tu Signore” ( crf. Sal 91, 1 ss).
PADRE: Cuore del mio cuore, vita della mia vita, vieni, vieni che ti aspetto, non restare fermo, parti, incamminati verso Casa Cuore, verso di me. Abbandona per sempre il paese lontano e ci incontreremo li, qui nel tuo cuore. Incamminati verso casa, cuore a cuore desidero amarti è sarà festa nella tua vocazione. Guarda qui, verso tuo padre, verso te stesso, verità infinita, gioiosa libertà. Ti voglio raccontare una storia, voglio crearla con te, insieme a te, la storia tua, la nostra. Se mi vorrai ti accompagnerò, non ti invaderò, ti amo già e se vorrai ti amerò . Il mio amore non dipende da come ti comporti, il mio amore dipende da quello che Sono, dal mio carattere di essere Dio, credimi Io sono Dio. “ Lo giuro su me stesso, la verità esce dalla mia bocca, una parola irrevocabile, io ti ho formato mio figlio sei tu ” ( cfr Is 45, 15-26)., IO TI AMO!

                                                                                                                                                                        Danilo Latella