ORDINAZIONE DIACONALE IVAN IACOPINO

Ordinazione Diaconale Ivan Iacopino 2Il 30 novembre scorso, nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa liturgica di sant’Andrea apostolo, durante la celebrazione eucaristica, presieduta da S.E. Mons. Giuseppe Fiorini Morosini, nella chiesa arcipretale Maria Santissima Immacolata di Melito Porto Salvo, la comunità del seminario, insieme a tutta la Chiesa diocesana, ha gioito per l’ordinazione diaconale di don Ivan Iacopino.


In seminario il tempo delle ordinazioni è da sempre vissuto con grande fermento, è il kairos: il momento in cui la fedeltà di Dio si fa presente nella fragilità della vita umana di chi ti è stato compagno di avventure, fratello nei momenti della prova e di chi ti sarà amico per la vita. Pertanto, la gioia mista ad emozione e paura dell’ordinando diventano gli stessi sentimenti di un’intera comunità.


Prima dell’omelia dell’arcivescovo, nel momento in cui il rituale prevede la presentazione del candidato scelto per l’ordine del diaconato, risuona nella chiesa un “Eccomi”: il Sì alla vita, alla vocazione, alla Chiesa, quello stesso Sì che ha ricapitolato la vita di Ivan in Cristo, che è “la vita della nostra vita, tutto ci viene per mezzo di lui, tutto si realizza con lui, tutto si consuma in lui.”(Dom Chautard, L’anima di ogni apostolato). E arriva così il momento della prostrazione, in cui tutta la sua esistenza scorre nelle trame della vita, i suoi occhi vedono il buio delle palpebre, ma il suo cuore vede la luce della risurrezione e comprende così che l’essenza dell’essere diacono è “non preferire nulla a Cristo”( Regola, 72, San Benedetto).
Il diacono così si conforma sempre più a Cristo servo, comprendendo che la sua vita acquisisce un senso reale solo nella misura dell’offerta: “non c’è amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici”(cfr. Gv 15,13-14).

Ed eccolo all’improvviso sotto le mani del vescovo, le mani della Chiesa che lo manda, che gli dà fiducia; le mani che gli tramandano lo Spirito Santo, le mani che lo consacrano e lo eleggono; le stesse mani in cui fra non molto tempo consegnerà la sua vita, la sua obbedienza, il suo agire; le mani di un padre che lo abbraccia e di una madre, la Chiesa, che con premurosa cura lo sostiene, protegge e soprattutto lo ama.

E’ giunto il momento in cui finalmente può indossare i paramenti diaconali, perché è ormai rivestito di Cristo e così il suo cuore batte per un incontro, uno sguardo e i suoi occhi fissano gli occhi di Colui che gli ha dato la vita, che gli ha donato la salvezza, che lo santificherà. La celebrazione giunge al suo epilogo: Ivan dice il suo grande grazie, riceve la benedizione e si consegna a Maria, guida e modello di ogni cristiano. “Penserò spesso allo sguardo del cuore della mia Mamma. Agire sotto il suo sguardo, studiare, mangiare, dormire sotto quello sguardo; soprattutto pregare sotto quello sguardo, e attraverso Maria davanti al Dio vivo, a Gesù vivo. Aver sete di Dio, sete attraverso Maria. Sarò capace di dare questa sete agli altri solo nella misura in cui l’avrò io stesso. Voglio amare appassionatamente la Madonna e attraverso lei Gesù, poi la Santissima Trinità”(Dom Chautard, L’anima di ogni apostolato).