LA PIENEZZA DELL'AMORE!

Michele vocazionale 3«Che cosa vedi, Geremia?». Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo».
Il Signore soggiunse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla».
(Ger 1, 11-12)

E’ la pienezza di amore che muove i passi dell’uomo.
Amore che ha un Nome e ha un Volto: Dio, Padre di Misericordia!

Il mio cammino di cercatore innamorato di Dio ha sempre desiderato questo abbraccio tra il Suo Nome e il mio, tra Padre e figlio, tra cielo e terra. Cammino che pone le sue radici in un terreno reso fertile dalla Sua Parola che accompagna la mia vita da sempre, e da sempre ha bisogno di essere “dissodata” per accoglierla e amarla.
I primi passi percorsi tra famiglia e parrocchia sono stati importanti e determinanti nel porre le basi all’Incontro con l’Amore più Grande. Crebbero insieme a me le domande piene di ricerca di senso della vita, piene di fatica nel dare un senso, o una giustificazione, alle ferite che la vita, già da ragazzino, ha riservato alla mia storia.

Fatiche e dubbi che trovano riposo e ristoro nella Chiesa, questa tenera Madre in cui Gesù mi ama e vuole essere teneramente amato, nel dono dei Sacramenti e dei percorsi che mi ha sempre offerto, in ogni periodo di vita; chiesa che, attraverso Maria, mi ha indicato il Crocifisso come segno verso il quale alzare lo sguardo senza riuscire più a distoglierlo da esso, lasciando che il pianto scaturito dal cuore, nell’incrocio di sguardi, sciogliesse il mio peccato.

E’ la consapevolezza che nessuno come me tornerà più su questa terra, che mi spinge ad affrontare l’impatto con il vento e, come gli uccelli del cielo, andargli incontro e planare ancora più su, più in alto.

Perché un giorno Dio mi ha dato una carezza e ho imparato a vincere la paura, ho compreso di essere unico e mi ha fatto sentire che aveva un senso preciso il mio esistere.
Il Signore Gesù si manifesta sulla mia strada nei volti degli ultimi, delle pietre scartate, si mostra nei crocicchi della sofferenza che desidera solo essere guardata, visitata da Dio, si mostra, quindi, nella mia povertà che sempre più mi fa riscoprire come sorella, come amica, perché mi libera e mi rende più uomo.

Quando Gesù dice: “Chi vuol venire dietro me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”, mi chiede di seguirlo cercando di avere qualcosa di più alto nel cuore e di Michele vocazionale 1guarire le ferite che ho in esso, di essere semplice. Non mi viene chiesto di portare la croce di Gesù ma la mia, per sanarla, e renderla benedizione per gli altri.
Solo chi è passato attraverso le ortiche può riconoscere la seta, e seguire il Signore Gesù diventa sollievo come un panno di seta su una ferita.

Camminando con Lui il giogo diventa dolce e il peso leggero. C’è di mezzo una Notte che fatica a diventare giorno, che lotta e chiede solo di essere attraversata. Notte che mi spinge ad alzare lo sguardo ed accorgermi come per ogni notte, Dio ha creato le stelle, che nei tratti di strada più incomprensibili Dio ha già preparato occasioni di bene, persone sante, che ci possano indicare la strada, perché il Sogno diventi vita, diventi concretezza, bellezza, speranza, abbracci la mia vita profumandola con la Sua Misericordia, che riconcilia, rinnova e dona pace al cuore e luce agli occhi.

Michele vocazionale 2Cammino, oggi, seguendo i passi lenti dell’amore, certo che tra il dire e il fare c’è.. il cominciare! C’è un cambiamento da realizzare che nasce dalla consapevolezza che al Signore non posso più riservare i “Frutti del suolo”, solo ciò che io sono capace di produrre per campare, ma è giunto il momento di offrire a Dio le primizie, la parte più importante, quella che mi assicura la vita presente e futura: bisogna rischiare per Dio! E solo la follia degli innamorati può fare arrivare a tanto, al tutto per il Tutto!

In questa ricerca chiedo sempre al Signore di donarmi l’umiltà di accogliere la porzione di pane quotidiano che mi ha preparato, quanto basta per il cammino di ogni giorno, chiedo il coraggio dell’obbedienza per consentire ai miei passi di creare armonia tra mente e cuore, chiedo la pazienza dei contadini, per custodire la speranza nei germogli del “ramo di mandorlo” che annunciano, ancora nell’inverno, che la primavera è vicina.

Il Sogno che Dio ha messo nel mio cuore ha bisogno di una Chiesa, che continui ad accoglierlo e custodirlo, con la sua storia, la sua santità, con il suo splendore, ma anche con le sue fragilità, le povertà e le contraddizioni che spesso l’hanno segnata, perché: “Le radici profonde non gelano” (J. R. R. Tolkien).Michele vocazionale 4

Sogno, che cammina lasciandosi tenere per mano dalla Chiesa, che per realizzarsi cerca spazi di Vangelo dove sostare, tende da allargare per fare spazio al nuovo, lì dove lo Spirito possa soffiare liberamente per accogliere ogni fratello che abbia nel cuore Dio, cerca silenzi da ascoltare e mani da stringere che allontanino la solitudine degli inverni più rigidi.

Sogno e desidero un cammino capace di recuperare le tre vie fondamentali che la sapienza monastica antica ci hanno insegnato:

Il Pensiero, che assicura la libertà della Mente e che genera e si nutre dell’Incontro tra la diversità di culture e di pensiero per crescere insieme, in quella che don Tonino Bello chiamava: “Convivialità delle differenze”.

La seconda via è la Preghiera, nutrita dal Cuore: tornare a camminare nel Silenzio e nella contemplazione per recuperare lo stare con Gesù, liberandomi dalla schiavitù delle troppe parole, allontanando la paura del silenzio anche nei momenti di preghiera.

E la terza via che desidero seguire è il Lavoro, accompagnato dalle Mani: un cristianesimo senza mani è un cristianesimo senza senso. Mani necessarie per recuperare, attraverso la creatività, la dignità che ha pagato a caro prezzo per me il Creatore.

Cammino, con il cuore libero e lo sguardo leggero, cadendo e provando ogni volta a rialzarmi, certo che “Le cose più preziose non si cercano, nè si possiedono, ma si attendono”.. e l’attesa a volte è difficile, è faticosa, può anche far perdere di vista l’essenziale, perché ti scoraggia, ti frammenta. Ma se si tiene acceso il Sogno, la fedeltà all’unico Sogno, e non a troppe cose, Dio ci mette lo zampino e ti porta Lui dove vuole, perché è Lui la Porta che non trattiene e non costringe, ma rende Liberi!

                                                                                                                                                                             Michele D’Agostino