Misericordioso:perché Padre e Madre

Figliol prodigo“Gli si gettò al collo è lo baciò”( Lc 15,20b)

MISERICORDIA
Misericordia anche io mi sento chiamato da te, sento che sei già nascosta, li in qualche stanza buia del mio cuore. Dio non ha forse avuto misericordia di noi? Dio non ci ha forse creati quando poteva non farlo? Anche per chi non si sente figlio, all’origine della propria esistenza c’è un movimento, una causa misericordiosa che ha reso la vita tale, possibile. La misericordia, movimento che volge al bene, già “solo” per il fatto che si è viventi. Ti rendo grazie o Madre Misericordia, “Ti rendo grazie” ( Sal 138,1), Tu sei il Signore. La misericordia è di coLui che E’: “Io sono colui che sono” ( Es 3,14). Padre Tu sei la più alta espressione di Misericordia , ma comprendiamo che solo se ci percepiamo capaci di questa, potremo riconoscere la Tua paternità nei nostri confronti. Io sono causa prima di misericordia, per questo Dio mi dice:” tu sei prezioso ai miei occhi, ti ho fatto come un prodigio( Is 43, 4) , io ti amo, vieni e seguimi, ti proteggerò, ti indicherò la strada, per te ho assunto un cuore di Carne, ti voglio in paradiso con me, ti voglio nella Vita con me. Dio ma Tu parli con me?
PADRE: Si, tu sei misericordia perché io ti ho creato, io ti ascolto ogni giorno, credimi, non pensare che io mi sia allontanato, se solo io mi allontanassi da te finirei di essere me stesso, di essere Dio e Padre. Figlio mio, tu sei misericordia perché io ti ho creato, sono qui, riscopri chi sei. Ti ho creato a mia immagine: “facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” ( Gn 1,26), lo vuoi capire? Io sono te, tu sei me, figlio amato.
Figlio: O Dio, parlare di misericordia è allora ritornare alla vita vera, riascoltare il Tuo: “ ed era cosa molto buona” ( Gn 1,31), cosa molto buona, capace di cose grandi, capace di continuare nella storia la misericordia estrema che piegando il cielo, “Signore piega il tuo cielo e scendi ( Sal 143,5), ha voluto innescare la sua vita in questa terra. Anche io, il più grande dei peccatori: cosa molto buona, impastato di polvere di mistero, inzuppato di sogni eterni. Misericordia è gioire della propria essenza, la mia essenza, la mia!! Dio vieni dentro di me, li intessuto, impresso, invisibile, impercettibile, come un profumo che tutto abbraccia e trapassa.
Come l’aria che mi da vita, come il costante battito del cuore, come lo sguardo della mamma, Tu così sei entrato nella storia, dentro l’umanità. E’ la libertà del dono, Tu ci sei per me Padre , per non spaventarmi aspetti anche che prima ci sia io in me stesso!
“ Padre dammi la tua sostanza …” ( cfr Lc, 15, 11). Figlio: “io non voglio più stare nella tua casa, non so il motivo no, non lo so, queste mura non le voglio più vedere, voglio stare solo, io so vivere da solo, non ho più bisogno di te, delle tue parole, dei tuoi occhi sempre li pronti a guardarmi come fossi un eterno bambino, io sono maturo, capace di essere libero, anche di costruirmi una “nuova casa”, padre, dammi quello che mi spetta …”
“ Ed egli divise tra loro le sue sostanze” ( Lc 15, 11b). PADRE : senza aprir bocca mi fermai, mi sentii perduto, il mio cuore si fece ghiaccio, poi si sciolse, per amore si sciolse versando le sue prime lacrime.. Figlio perché?! Pensai. Non dissi nulla, è così che alcune volte si è padri e madri, armati di coraggio, disposti a soffrire pur di lasciare liberi i propri figli, la propria sostanza. Cantai nel dolore del mio cuore mio canto di amore: “figlio vai, figlio io ti aspetto.
Piansi amaramente quando ti vidi partire, mio grande amore, vai, vai, tu sei libero per un amore grande che non può essere contenuto, un amore che ancora devi scoprire, ti aspetto. Se tu ritornerai io ti aiuterò a ritornare. Ritorna a me, coraggio ritorna. Ti voglio raccontare una storia, voglio, voglio crearla con te, insieme a te, la storia tua, se mi vorrai ti accompagnerò, non ti invaderò, ti amo già e se vorrai ti amerò ancora. Figlio vai, figlio io ti aspetto.
Voce del tuo cuore: Quante volte la casa che mi circonda mi mette a dura prova? Si, a casa quasi che l’amore diventi scontato, gli affetti che mi circondano un’abitudine, così dirà il figlio maggiore che viveva proprio nella casa con il padre: “egli si indignò, io ti servo da tanti anni, non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostante con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”( Lc 15, 26-31). La domanda che nasce. Siamo figli di un Padre o di un padrone? Chi è Dio per noi? Ed ecco che all’orizzonte il desiderio e lo stato di vita del paese lontano, per il figlio maggiore proprio come il figlio che sceglie di allontanarsi fisicamente. Andare via da casa , da me stesso, sfuggire la verità . “A volte si ha una sorta di timore del silenzio, del raccoglimento, del pensare al proprio stato ed alle proprie azioni, al senso profondo della propria vita, spesso si preferisce vivere solo l’attimo fuggente, illudendosi che porti felicità duratura; si preferisce vivere, perché sembra più facile, con superficialità, senza pensare; si ha paura di cercare la verità o forse si ha la paura che la verità ci trovi, ci afferri, ci cambi la vita” ( Benedetto XVI, 25 agosto 2010).
Ho rinunciato al mio essere speciale nella verità? E quella casa che mi ha abbracciato per così tanti anni, reso originale, unico, dov’è oggi? Cuor mio dove siamo?
Quando sto bene non scappo da casa; perché sto scappando , perché ho cercato cose vane? Soffi dispersi nell’aria, respiro affannoso di sazietà, insipido di vita. Forse anche la mia vita ha ancora un motivo, eppure quella stella che brilla nell’immensità del cielo nella notte ha un posto, brilla, mi parla: qual è il tuo posto nel Cielo infinito dell’Amore? Sappi che c’è un posto anche per te. Nella valle della storia rimbomba: Tu sei prezioso ai miei occhi.
Figlio: fui circondato di amici “affidati”, pieni di stima per me , di donne, di lussi, , divertimento sfrenato, padroneggiato dalle mie indiscutibili posizioni e idee. Lontano e libero da quel parone, manca qualcosa però, manco in qualcosa!
Voce del tuo cuore: Il figlio è arrivato alle strette, il paese lontano lo ha consumato, la felicità del mondo gli ha svuotato le tasche, il cuore, la vita. Non tornò subito a casa. Quanto è dura la nostra capacità nell’accogliere l’altro quando ci convinciamo che possiamo fare tutto da soli. Nonostante siamo arrivati a terra esitiamo ancora prima di bisbigliare: aiutami … Occasioni di vita che si perdono, tempo prezioso che consuma come una lampada, e quell’abbraccio rimandato.. quel giovane consumato, quel sole oscurato, o Grande Amore, voglio amare... Maleodorante circondato dai porci, morto di fame , “morto” nello spirito, buio nei desideri. Quante volte anche noi, maleodoranti e inzuppati di “io” ci snaturiamo a via di pregiudizi, di condanne, rabbia repressa, forse sotto sotto schiacciati dal peso delle fatiche, peccati. Questa parabola è per tutti noi una carezza dolcissima che riassume la nostra battaglia spirituale e le grandi scelte che questa battaglia richiede, è questo il dramma dell’anima che cerca il Padre, che cerca Dio. Ma in tutto questo Lui è Misericordia.
Figlio: mi sento solo, voglio amare, voglio essere amato. Sono solo, perché sono così solo? Dove siete amici miei? Ieri ho speso tutto per voi, mi avete osannato, applaudito, dove siete? Dove siete andati ora? Padrone “io” dove sei, tu che quando ti servivo mi trattavi bene? Mi hai e mi avete ingannato, amore falso, perché ora sono circondato dai porci ? Dove sono gli uomini?? Dove sei o uomo ? Ho bisogno di sentirmi amato, essere l’amato esprime forse la verità centrale della mi mia esistenza, amato veramente per quello che sono, si, per quello che sono!!
Voce del tuo cuore: “paese lontano” è il mondo in cui non viene tenuto in nessuno conto tutto quello che a casa è considerato sacro. Ogni “paese lontano” inganna proprio perché è luogo di passaggio, luogo lontano da… come polvere invisibile ma che a lungo tempo si fa vedere, il “paese lontano” ricopre la bellezze della vera dimora. “Paese” o per dirla meglio “stato di vita” che svuota il cuore dal profumo delle cose vere, ed è puzza, è abbandono, è fine. Passo dopo passo verso quel paese sconosciuto, lontano dalla verità della casa, dalla regola del cuore, dalla premurosa protezione materna. “Paese lontano”, li dove nessuno ti conosce, libero di essere chi vuoi, libero dal doverti guardare dentro, di preoccuparti su cosa sia corretto o meno. Paese lontano, li dove sono felice di aver lasciato Dio da un’altra parte, eliminato! Paese lontano li dove non sono più teneramente prezioso agli occhi di nessuno. Un figlio, prima che in qualunque altro luogo è prezioso in modo unico agli occhi della propria casa, del proprio nido, del ventre che lo ha generato.
Giorni, settimane, mesi, anni, millenni, la Casa è Casa, il Cuore è il Cuore, sono le due “c” della parabola. La casa dell’uomo dura in eterno quando Dio trova un posto tra i “familiari”. Dio in papà e mamma, nei fratelli e sorelle, negli amici questo è “Dio casa”. Dio stabile per sempre, come un papà ed una mamma, come un fratello, come un vero amico. Casa è dimorare in Dio.
Qualche volta, come dice Nowen nel suo libro L’abbraccio benedicente: “sembra persino che noi vogliamo dimostrare a Dio che le nostre tenebre sono troppo grandi per essere dissolte. Mentre Dio vuole restituirci la dignità dell’essere figli avvolti dalle Sue mani di Padre e di Madre. Noi continuiamo a insistere: mi sistemerò come un tuo garzone.
“ Si alzò e tornò da suo padre” ( Lc 15, 20). Questo vuol farci capire che il giovane figlio non era più in se stesso. Anche io, anche io ho provato questa esperienza sentendo la necessità di ritornare in dietro, di ravvedermi. Scappati li dove le regole non esistono, li dove non esiste il profumo della regola dell’amore. Anche io ho provato ad essere falsamente libero, maturo, cercare di fare bene solo confrontandomi con me stesso. Quante maschere fuori casa, in tutti i vicini paesi lontano che ogni giorno andiamo a visitare. Uscire da se stessi, dalla propria ed innata legge del cuore è scegliere la morte. Rinunciare al proprio io agli occhi di Dio, è scegliere la fine, rifiutare l’inizio. Il figlio si rende conto che fuori da se non c’è più nulla, silenzio, solitudine, puzza. Sei in te stesso o ancora credi al paese lontano? Il tuo cuore di cosa profuma? O altro?!
Quanti salariati in casa di mio padre … Il giovane è pentito ma ancora impigliato nella vicenda del paese lontano.. ma io li mi sono divertito? Pentito, forse è troppo, troppo nel suo io ancora senza Dio, ingegna allora cosa dire al padre … Ma si libero, va, va vorrebbe urlare Dio. Anche io mi ritrovo nela situazione di questo figlio tutte quelle volte nelle quali do smisurata retta al mio “io” dimenticando quanto gli altri siano importanti, il confronto, la condivisione, l’ Eucarestia . “No, io mi dico cosa dire, attingo da me stesso la verità, io so come devo essere trattato, Dio non sa, non mi consoce”. Il “dirò” del figlio giovane è in poche parole in nostro pregiudizio di fronte alle opportunità che ogni giorno la vita vuole regalarci. Lasciamo che sia Dio a “dire” (cfr Gen 1). “Lo smarrimento del figlio minore ed anche, in modo diverso, quello del figlio maggiore sono una sintesi importante su quella che è la personalità dell’uomo, riassunto dei diversi atteggiamenti che spesso anche noi assumiamo inconsapevolmente. Entrambi avevano bisogno di guarigione e di perdono, entrambi avevano bisogno di tornare a casa, entrambi avevano bisogno dell’abbraccio di un padre che ama e per questo perdona” (dall’ L’abbraccio benedicente). Forse la conversione più difficile è di chi sta a casa o di chi si allontana da casa? Non c’è una risposta, c’è un cammino di vita da intraprendere, occhi nuovi, cuore aperto e grato. Dio disse e vide che quanto aveva fatto era cosa molto buona. E questo quello che ripeterà il Padre che è li ansioso di vedere arrivare il figlio, questo il pensieri che mai lo ha abbandonato. Alla luce dell’umano errore di questo amico, desidero tanto imparare a dire di meno e ad ascolta di più. La Tua parola o Padre, crea, le mie spesso distruggono, mi distruggono, sono ancora troppo bambino, abbi misericordia. E simpatico come il padre tra poco nella sua massima semplicità impedirà al figlio di parlare. Se il figlio si penti realmente o meno non è per noi fondamentale, questo anche nella vita. Cioè il pentimento e fondamentale per vivere nella grazia ma èanche Dio che ci fornisce gli strumenti giusti per ottenerla e riconquistarla. Il primo passo è fondamentale, dopo questo primo sforzo ci si ritroverà catapultati nel Suo amore :“quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” ( Lc 15, 20). E’ il bacio tra il cielo e la terra, tra l’umanità e la divinità, tra la morte e la Vita, tra la fatica e la forza, il bisogno ed il dono. “L’amore non è amore se muta quando trova mutamenti”, con Shakespeare possiamo definire così la fedeltà di Dio nei confronti dei Suoi figli. “ Io dico al Signore, mio rifugio e mia fedele fortezza, mio Dio in cui confido … mille cadranno al tuo fianco ma nulla ti potrà colpire, mi rifugio sei tu Signore” ( crf. Sal 91, 1 ss).
PADRE: Cuore del mio cuore, vita della mia vita, vieni, vieni che ti aspetto, non restare fermo, parti, incamminati verso Casa Cuore, verso di me. Abbandona per sempre il paese lontano e ci incontreremo li, qui nel tuo cuore. Incamminati verso casa, cuore a cuore desidero amarti è sarà festa nella tua vocazione. Guarda qui, verso tuo padre, verso te stesso, verità infinita, gioiosa libertà. Ti voglio raccontare una storia, voglio crearla con te, insieme a te, la storia tua, la nostra. Se mi vorrai ti accompagnerò, non ti invaderò, ti amo già e se vorrai ti amerò . Il mio amore non dipende da come ti comporti, il mio amore dipende da quello che Sono, dal mio carattere di essere Dio, credimi Io sono Dio. “ Lo giuro su me stesso, la verità esce dalla mia bocca, una parola irrevocabile, io ti ho formato mio figlio sei tu ” ( cfr Is 45, 15-26)., IO TI AMO!

                                                                                                                                                                        Danilo Latella