Una “folle” e dolce prospettiva…

Antonio IeloMi chiamo Antonio, ho 30 anni, appartengo alla Parrocchia di Sant’Antonio di Padova e sono un seminarista del secondo anno del nostro seminario.

La mia è una storia vocazionale molto semplice, nata nella quotidianità della vita parrocchiale.

Come accade a tanti ragazzi, dopo la prima Comunione ho avuto un periodo di allontanamento da tutte le attività di ambito ecclesiale e per molto tempo ho partecipato solo alla Messa domenicale, certo con molta convinzione… ma proprio lo stretto necessario!

Lavoravo, mi piaceva molto uscire, stare in giro, divertirmi con gli amici, la classica vita di un giovane normale.

Tutto è andato così, finché dentro di me si è fatto sempre più forte il desiderio di servire da vicino quel Gesù che conoscevo poco, ma che mi faceva capire che avrebbe dato un senso diverso alla mia vita. Era infatti già soddisfacente, però mancava di qualcosa.Antonio 001

E’ iniziato un periodo in cui mi sono fatto molte domande su cosa fare, in che modo rendermi utile, finché questo mio desiderio non si è incontrato con la Provvidenza di Dio: un giorno a Messa durante gli avvisi parrocchiali, il sacerdote ha lanciato un messaggio: “se qualcuno vuole rendersi utile in parrocchia per qualunque attività è il benvenuto”.

Accogliendo al volo questo invito, è iniziato il mio viaggio! La prima attività è stato il volontariato in casa di riposo con gli anziani, poi il catechismo, gli incontri di formazione col gruppo dei giovani e tutte le altre attività con cui potevo realizzare questo desiderio.

In parrocchia ho trovato dei veri amici e si è creata come una seconda famiglia. Questo nuovo “mondo” mi portava molta gioia nel cuore, era veramente un dono grandissimo di Dio. Più mi donavo, più stavo bene, e questo stato in cui mi trovavo volevo condividerlo con gli altri. Più ricevevo e più era bello ridare tutto agli altri. Questi anni costituiscono dei ricordi che mi porto dentro con molto affetto.
Antonio 003Dopo qualche tempo però ho iniziato a farmi delle domande sul mio futuro e sulla possibilità di vivere più seriamente questa chiamata a servire Gesù, quel Gesù che ora conoscevo un po’ meglio e che mi metteva di fronte ad una dolce e folle prospettiva. Folle perché: “chi mai avrebbe pensato minimamente al seminario?”.

Fino a qualche anno prima avrei desiderato tutto tranne che questo… ma dolce. Dolce come la voce di chi ti vuole bene e che guardandoti ti dice: “Fidati di me!”.

E tutto questo, pian piano, non era più un semplice pensiero che mi solleticava il cuore, ma qualcosa di reale che entrava concretamente nella mia vita.

Allora ho deciso di fidarmi, di buttarmi, perché la fiducia richiede anche questo abbandono.  

Dopo un periodo di verifica fatto in parrocchia, sotto la guida del mio vice-parroco, ho deciso di proseguire il mio discernimento in seminario.
Restava ancora l'ultimo grande ostacolo: dirlo ai miei genitori. Sapevo che non l'avrebbero presa bene.

I primi tempi in particolare sono stati molto duri soprattutto perché non riuscivamo a parlarne e loro non capivano le mie motivazioni.

Ma affidando tutto al Signore e pregando molto, hanno accettate la mia scelta e adesso sono i primi a sostenermi nel mio cammino…

Antonio Ielo