Quei giorni immersi nel silenzio illuminati dalla Parola...
L'esperienza degli esercizi spirituali
Dopo la ripresa dei “vecchi” seminaristi il 19 settembre e l’ingresso dei nuovi il 20, abbiamo vissuto insieme un appuntamento tra i più importanti di inizio anno: gli esercizi spirituali predicati dal padre spirituale del Seminario don Massimo Laficara, il quale, dopo una breve introduzione sul tema e sul metodo per orientare lo spirito all’ascolto di Dio che parla nel silenzio del nostro cuore, si è soffermato sui primi quattro capitoli del libro della Genesi richiamandone le diverse concordanze sia della letteratura sapienziale sia del Nuovo Testamento.
Don Massimo, seguendo il metodo classico ignaziano, con un preliminare approccio esegetico dei testi biblici, accompagnato da una sapienza del cuore (ed anche da una qualche sfumatura di umorismo, che gli è connaturale...), ha compiuto un percorso esistenziale partendo dal racconto della creazione che ci dona l’immagine di Dio creatore, che per puro dono, interviene nel caos primordiale trasformando, con la luce della sua Parola, la primitiva massa informe nell’ordine del creato.
Successivamente, cogliendo il rapporto tra il racconto della Genesi e la vita perenne dell'uomo, ha posto a tutti noi una serie di interrogativi circa il “caos” che caratterizza la vita presente e la necessità di permettere allo Spirito che aleggia sopra di noi di mettere ordine rispetto al tempo e alle relazioni con le cose e con le persone. Dio non è lontano ma è prossimo, è vicino all’uomo - capolavoro del suo “dire” creativo - creato a sua immagine e somiglianza; è Padre paziente che sa aspettare la nostra risposta ed attende che noi stessi impariamo a vivere la sua stessa mitezza per trovarci in armonia con Lui, con gli altri, con il creato, con il tempo, con le cose.
Quanta inquietudine nel cuore dell’uomo di oggi!
Un terzo passaggio che don Massimo ha affrontato riguarda il comando dato da Dio all’uomo di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Abbiamo riscoperto un "comando" che, dentro il cammino educativo, non intende tanto circoscrivere la libertà dell’uomo, quanto piuttosto porre una custodia ed un limite, oltre il quale, nella vita di relazione di ciascuno deve necessariamente trovare posto l’altro!
Da qui don Massimo ha tratto spunto per sviluppare un tema molto importante per la vita fraterna: l’alterità. La donna (in ebraico ’iš-šâ) costituisce per l’uomo (in ebraico’iš) un “di fronte”: un "complemento" e un "completamento", con cui egli si deve necessariamente "confrontare", perché la sua esistenza trovi una pienezza di vita. Un confronto che deve essere vissuto nei verso ogni "altro". Il prossimo, pur essendo dono, può a volte apparire come una minaccia: diventa importante, allora, riscoprire l'identità ontologica - originale e unica - che é di ciascuno, anche se nella diversità personale. Siamo uomini e donne tutti diversi gli uni dagli altri, ma manteniamo nell’unità caritativa il nostro essere unici e irripetibili!
Alla meditazione dei seminaristi è stato, infine, offerto il racconto della caduta dei progenitori, sedotti dall’astuzia del serpente, che ha indotto l’uomo a superare il “limite” posto a suo beneficio: al di là del quale ha sperimentato il limite creaturale della bramosia e della concupiscenza. Dinanzi al peccato che deturpa la relazione originale dell’uomo con Dio e con il suo “di fronte”, l’uomo si scopre nudo, ne prova paura, e, per la vergogna, si nasconde dalla voce di Dio. Viene, così, inesorabilmente compromessa la discendenza umana fino al fratricidio di Caino, che riceve tuttavia da Dio un segno a sua difesa. Dio si adopererà a questo punto mediante la Legge, la Sapienza e soprattutto la redenzione operata da Cristo affinchè l’albero della vita, al centro ideale del nostro cuore, nutrito dalla grazia e irrobustito dall’amore, possa portare il frutto di una riconciliazione perenne.
I giorni degli esercizi sono stati vissuti in piena serenità, favorita dall’assoluto silenzio, interrotto soltanto, nel pomeriggio di Giovedì 29, per la partecipazione del Seminario alla solenne celebrazione eucaristica, in Cattedrale, per la chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione di Mons. Ferro.
Quei giorni sono stati per noi tutti un’occasione di profonda e intensa comunione sia tra di noi, sia con i nostri educatori: don Sasà Santoro, don Nino Iannò, don Paolo Ielo, don Mimmo Marino, che si sono alternati nel presiedere la celebrazione dell’Ufficio divino. Gli esercizi si sono conclusi con una solenne celebrazione eucaristica presieduta da don Sasà, lungo la quale ogni seminarista, all’offertorio, ha deposto sull’altare una lettera che conteneva la storia della propria vocazione: un gesto molto significativo e commovente, con cui i giovani in cammino verso il sacerdozio hanno voluto simbolicamente "consegnare" la propria vita fatta di "memoria del passato" e "attesa del futuro": dentro il desiderio e la scelta di fidarsi e di affidarsi alla volontà di Dio per vivere il suo disegno di amore.
A conclusione del ritiro spirituale la Comunità del Seminario si è concessa una gita di tre giorni, ospite dei cristiani ortodossi di rito greco presenti in Calabria nella Diocesi di Cosenza.
La Vergine Maria, Madre dei sacerdoti, volga il suo sguardo materno su di noi e ci accompagni nel nostro quotidiano cammino verso suo Figlio.

