GIORNATA DEL SEMINARIO

loreto
Un Seminario abitato dai seminaristi è come una Chiesa abitata dalla speranza.
La Giornata del Seminario è un’occasione che ogni anno ci porta ad orientare la mente ed il cuore non ad un luogo ma a dei volti amici. Il Seminario è una casa abitata e sono proprio i nostri 31 seminaristi i veri protagonisti che ogni giorno danno vita a questa preziosa realtà presente nella nostra Diocesi. Non esiste il Seminario “struttura” se non perché ci sono dei giovani seminaristi che ancora oggi hanno il coraggio di rinunciare a tutto pur di seguire il Signore Gesù.

Un Seminario senza seminaristi sarebbe come un corpo senza anima, una casa senza famiglia, una Chiesa senza speranza. Certo è fondamentale che ci siano in un Seminario anche dei sacerdoti che dedichino il loro ministero alla formazione dei seminaristi: l’équipe formativa che, nel nostro Seminario con il Rettore Mons. Salvatore Santoro, padre della comunità, li custodisce e accompagna. Resta vero che un Seminario senza seminaristi non ha senso.

Tante Parrocchie della nostra Diocesi hanno il dono di aver generato delle vocazioni, altre hanno la possibilità di godere della presenza di alcuni seminaristi per il tirocinio pastorale, e ancora sono tante le Associazioni che hanno la possibilità di incontrarli ascoltando le loro significative testimonianze di vita. Sì, il Seminario non è un luogo, ma è una presenza di persone amiche, presenza provvidenziale e benedetta che, come diamante prezioso, è incastonato nel cuore della nostra Chiesa diocesana; il padre Arcivescovo Morosini lo considera “pupilla dell’occhio” della nostra Diocesi. Si tratta di storie, di volti, di figli, fratelli e amici che testimoniano con la loro vita la straordinaria bellezza dell’incontro con “Gesù che vive e ci vuole vivi” (cf. Papa Francesco, Christus vivit, 1).

Volgere il pensiero al nostro Seminario Arcivescovile “Pio XI” e dedicare una giornata di sensibilizzazione a suo favore significa allora fermarsi come Chiesa per rendere grazie a Dio e per sentirsi tutti corresponsabili del cammino di questi giovani chiamati. I seminaristi che in Seminario vivono la loro formazione hanno bisogno di tutti e di ciascuno, sia nella preghiera che nel sostegno economico e nell’affetto. È difficile, per quanto bello, custodire la vocazione di speciale consacrazione; come Paolo, i seminaristi si rendono conto della sproporzione tra la preziosità inestimabile della missione richiestagli e l’inadeguatezza della loro persona: un tesoro in un povero vaso di creta (cf. 2Cor 4,7).

I nostri ragazzi vanno quindi sostenuti, nel loro discernimento, dall’intera comunità diocesana, non solo in questo giorno a loro dedicato ma ogni giorno del loro cammino. “Pregate il Signore perché mandi operai” (cf. Mt 9,38): vengono citate spesso queste parole (e il Signore sembra stia ascoltando la nostra preghiera), ma non basta pregare perché “mandi”, bisogna pregare perché il Signore “benedica e custodisca” (S. Francesco, FF262), e non si scoraggino coloro che già hanno risposto a tale chiamata.

La giornata di sensibilizzazione per il Seminario diventa, se colta nella sua bellezza, la giornata di tutta la Chiesa Diocesana (dei seminaristi, dei sacerdoti, dei consacrati e delle consacrate, del Vescovo, del Rettore e dell’équipe, di ogni laico). Una giornata rivolta a tutti perché il Seminario genera “sacerdoti per tutti”, sacerdoti che rendono presente Cristo nell’Eucarestia: “La lingua [del sacerdote] fa di un pezzo di pane un Dio” (S. Giovanni Maria Vianney). Non ogni Diocesi ha il privilegio di avere il Seminario e di sentirsi collaboratrice con esso nella cura delle vocazioni al sacerdozio.

Tutti quindi siamo chiamati a sostenere il Seminario avendo nel cuore uno spazio riservato ai volti ed ai nomi dei seminaristi, pregando per loro, collaborando con l’équipe, ma soprattutto con Dio, affinché non smetta di operare questa effusione di grazia. Nella giornata del Seminario tutta la Chiesa diocesana guarda con ammirazione ai seminaristi e li ringrazia profondamente per il loro “fiat” alla chiamata ricevuta. Non bisogna certamente dimenticare di dir loro: “Grazie”; non tanto perché un domani saranno sacerdoti quanto perché oggi, nell’oggi di Dio, sono seminaristi e infondono speranza alla Chiesa. Un Seminario abitato dai seminaristi è come una Chiesa abitata dalla speranza.

Don Danilo Latella