In-Formazione

Alla Tua Luce vediamo la Luce

Ivan IacopinoLa Comunità del Seminario Arcivescovile “Pio XI”, vive l’esperienza degli esercizi spirituali guidata da suor Mirella Muià.

Cari amici, quest’oggi nel sedermi alla scrivania sento più grave che mai il peso della responsabilità per quanto, in queste poche righe, cercherò di raccontarvi. E’ proprio così! La penna diventa un macigno quando si tratta di tradurre in parole le vibrazioni del cuore, quando ciò di cui si scrive è una esperienza straordinaria, come quella dello stare intimamente in compagnia di Gesù.

E’ impossibile sintetizzare l’accaduto, ma credo che il filo che ha intrecciato i fatti, i volti e le scoperte di questi giorni intensi di meditazione e silenzio, sia racchiuso in questa frase tratta da una preghiera della tradizione bizantina: “Signore, hai attirato il mondo intero alla conoscenza di Te”. Con queste parole infatti, suor Mirella Muià eremita che vive presso l’eremo di Monserrato a Gerace, nei giorni tra il 22 e il 26 settembre scorso, ha introdotto gli esercizi spirituali d’inizio anno che, la Comunità del Seminario Arcivescovile “Pio XI” ha vissuto a Mannoli presso la casa del “Sacro Cuore di Gesù”.

Luce uomoChe il cristianesimo sia un avvenimento, concretamente significa che è esperienza: esperienza di una presenza. Non di una presenza qualsiasi, ma di quella Presenza in grado di rispondere al bisogno ineludibile del vivere. Dio, infatti, per farsi conoscere, è entrato nella nostra vita, come uomo e, nel mistero della sua Croce e Risurrezione - che è mistero di Luce - ha squarciato le tenebre del nostro abisso in una maniera così inequivocabile, da afferrare inesorabilmente tutta l’umanità.

Il potere di questa “attrattiva”, sta nel fatto che la Sua presenza, è l’unica in grado di rispondere al bisogno del nostro cuore, alla nostra costitutiva esigenza di compimento. Questa esigenza, questo bisogno, sono infatti, condizione necessaria, non del porsi dell’avvenimento, ma del suo riconoscimento. “La luce - ha detto suor Mirella - quella di Dio, non è una realtà che splende indistintamente, ma è una realtà che si fa strada dentro la storia, dentro la materia, dentro il tutto”, a noi sta solo riconoscerla. Dentro questo fatto, la cosa più bella e straordinaria di questi giorni, è stata la scoperta sempre più consapevole di essere uomini non comuni perché preferiti, amati, suscitati, rivoltati, provocati, alcune volte addirittura “spiazzati” da ciò che Dio ci mette davanti: la sua Luce! che attraversa i nostri giorni, la nostra storia, le fibre più intime del nostro essere e del nostro esistere.

consolazioneIl riconoscimento della Luce di Dio, è generativo di una “identità ritrovata”, che fa di noi uomini consolati e, quindi, strumenti di consolazione. Ha precisato suor Mirella: “la consolazione dal punto di vista di Dio, parte dalla presa di coscienza di una povertà da parte di colui che ha bisogno di essere consolato… una povertà, davanti alla quale il Signore ‘non resiste’. La consolazione di Dio è rigenerazione di una ricchezza: la Speranza”. E ancora: “La Speranza, viene dal fatto che il Signore si immerge nell’abisso della nostra vita, del nostro cuore, del nostro peccato così da bonificare ed illuminare tutto… E’ in tal modo che Dio compie la sua giustizia. La giustizia di Dio è far emergere la pienezza della vita dalle sue creature”.

La rivelazione di Gesù, non è altro che la “sostanza” stessa di Dio, la quale ha un’efficacia di vita. “Beato chi legge, e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e custodiscono le cose che vi sono scritte” (Ap 1,3). CustodireCommentando questo versetto dell’Apocalisse, suor Mirella ha chiarito: “beato dunque è colui che legge, ascolta e custodisce la Parola. La custodia è la gratitudine per aver ricevuto un dono che si fa vita. Dunque, custodire la Parola, significa custodire la propria vita e, cioè, la propria vocazione d’amore”. Questo concetto è di una verità incontestabile. La sequela di Gesù Cristo, non è nient’altro che il desiderio di rivivere la sua stessa esperienza, la sua stessa vita che, oggi, continua ad essere attuale nella vita della Chiesa. Nella misura in cui questa sequela è autentica, il nostro esistere ed il nostro agire - come ha detto suor Mirella - diviene una sorta di “materia di passaggio”. Questo è il significato profondo della nostra chiamata di battezzati prima e di vocati poi: divenire Luce, Verbo, Profezia. Questo è davvero realizzabile solo se ci sforziamo di rimanere nella Sua Luce. Grati dunque al Signore per il dono straordinario di questi giorni, rinnoviamo l’impegno di seguirlo desiderosi di fare della nostra esistenza “Parola infuocata”. “Alla tua luce Signore, vediamo la luce” per essere in Te e con Te luce per il mondo.

Ivan Iacopino

Oh, Anima mia...

Danilo Latella

E veramente dolce, comprendere come nel mio cuore, ora sta

nascendo amore. Anima mia, dove Sei nascosta? Corro nei

corridoi freddi e lunghi del tempo ma non trovo la porta giusta

per accedere a Te. La “mia” vita anela a Te, sta gridando:

vieni, vieni, ho bisogno di Te. Dove Sei? Dove Ti nascondi?!

Vorrei ritrovarti, vorrei tanto essere svuotato di tutto per

essere pronto ad accogliere Il Tutto. Corro, corro ma non so

cosa stia cercando. Ho bisogno di ritrovarmi, di riprovare a

toccare ciò che è l’essenziale del mio esistere. Quanto disordine

mi acceca, tanto fumo mi fa continuamente morire in me

stesso. O Vita Bella, o Gioia del creato, Sapienza dell’uomo,

Luce nella notte, o Eterno Amore vieni, vieni ti prego. Con le

ginocchia tanto pesanti ti vado cercando. Qui Ti cerco, qui Ti

adoro, avvicinati ai miei occhi, desidero ricominciare a vedere,

anzi, a guardare lontano… Anima mia, che io possa quanto

meno sentire la Tua dolcezza rinfrescante, rinfresca di bontà il

mio cuore, desidero gustare il Tuo profumo. Anima mia dammi

la gioia di percepire la Tua consolante presenza, o Anima mia

Bella, faTti abbracciare. Forse cerco fuori ciò che ho dentro,

ecco che, mi rendo conto di quanto io sia incosciente del fatto

che sia proprio ilo stesso l’abbraccio di ciò che bramo.. Mi

basterebbe essere più dolce con Te Anima mia, forse sarebbe

sufficiente pensarti vicina per incominciare a risentirmi una

cosa sola con Te. Si, Eri qui e Ti cercavo fuori, qui nascosta

dove il dolore è stato da Te guarito. Mia dolce Luce,

comprendo solo adesso che tocca a me aprire gli occhi, Tu,

accovacciata dietro tanta mia ‘nullità’. Anima mia, apro le

braccia, mi pongo nudo davanti a Te, guardami, ridona la vita

a questo Tuo miracolo. Sono pronto a confermarti ancora il

mio amore, qui ed ora. Sono pronto ad annullarmi per essere

libero di abbracciarTi e sussurrarti: grazie di aver trovato in

me la Tua umile dimora.
AMEN

 

Visita ai luoghi di S. Annibale

04 SAnnibale Maria di FranciaLo scorso 28 settembre la comunità del nostro Seminario si è recata in pellegrinaggio a Messina, presso il Tempio della Rogazione Evangelica-Basilica di S. Antonio, ove sono custodite le spoglie incorrotte del grande apostolo della preghiera per le vocazioni S. Annibale Maria Di Francia.
Raggiunta la città dello Stretto nel pomeriggio, una prima tappa è stata fatta presso la chiesa dello Spirito02 SAnnibale Maria di Francia Santo, cui è annessa la casa madre della congregazione delle “Figlie del Divino Zelo”, fondata da S. Annibale nel 1887; in questa bella chiesa, la cui fondazione risale al Medioevo e già sede di una comunità monastica cistercense, il santo messinese veniva ordinato sacerdote il 16 marzo del 1878.
Subito dopo, giunti alla cripta della vicina Basilica di S. Antonio, i seminaristi si sono stretti, insieme ai loro formatori, intorno all’altare che custodisce il corpo di S. Annibale, per la celebrazione eucaristica presieduta dal rettore Mons. Salvatore Santoro.
A questo intenso momento liturgico è seguita la visita del “Museo di Padre Annibale”, guidata dal rogazionista P. Mario Magro, rettore della Basilica.
Il museo offre al pellegrino e al visitatore, un’accurata ricostruzione degli ambienti, dei personaggi e degli oggetti legati, a vario titolo, alla vita e al ministero del santo messinese, permettendo così una vera e propria immersione nell’intenso apostolato svolto da S. Annibale in favore dei più bisognosi ed emarginati e, specialmente, degli abitanti del quartiere “Avignone” che, nella Messina dell’800, era il rione più degradato e povero della città.
Annibale Maria Di Francia nasce a Messina il 5 luglio del 1851, da nobile famiglia di origini calabresi; all’età di 17 anni, mentre è in preghiera davanti al SS. Sacramento, intuisce per divina ispirazione la necessità della preghiera per le vocazioni di cui, qualche tempo dopo, avrà conferma attraverso la “scoperta” del comando evangelico del “Rogate”(Mt 9,38-Lc 10,2). Così, l’anno successivo (1869), maturerà la sua scelta sacerdotale, lui stesso scriverà in proposito: «La mia vocazione ha avuto tre qualità: fu improvvisa, irresistibile, sicurissima».
13 SAnnibale Maria di FranciaIl primo contatto del giovane chierico con il mondo della povertà e dell’emarginazione risale al periodo del suo diaconato, quando Annibale s’imbatte, lungo una via del centro, in un mendicante le cui misere condizioni attirano la sua attenzione. Avvicinatosi, Annibale gli chiede dove abitava e se conosceva le preghiere, il povero risponde di venire dal quartiere Avignone e di non saper pregare perché nessuno glielo aveva mai insegnato.
Queste poche parole sono sufficienti a suscitare nel cuore di Annibale una nuova chiamata nella chiamata. Fattosi accompagnare dal mendicante al quartiere Avignone, egli ha di fronte a sé uno scenario desolante di indigenza non solo materiale ma più ancora morale, in quel luogo dimenticato dagli uomini la miseria e la delinquenza dettavano le loro squallida regole, mentre la legge divina era totalmente ignorata: Annibale ha così una nuova ispirazione, che lo spinge con forza verso quel quartiere per spendere il suo sacerdozio, ancora agli albori, a servizio dei poveri e degli orfani.
Da questo momento Annibale Di Francia non smetterà mai più di lavorare per l’edificazione del Regno di Dio tra gli ultimi: fonda orfanotrofi maschili e femminili, impianta tipografie ed officine per garantire un lavoro onesto ai giovani, percorre instancabilmente la città sempre pronto a soccorrere gli ammalati e i sofferenti e, da ultimo, dopo aver dato vita, nel 1887, ad una prima comunità religiosa femminile, fonderà nel 1897 la congregazione maschile dei “Rogazionisti del Cuore di Gesù”.
S. Annibale può definirsi, pertanto, un santo sociale, sulla scia di altre grandi figure come S. Giovanni Bosco e S. Luigi Orione (quest’ultimo fu legato23 SAnnibale Maria di Francia ad Annibale da fraterna amicizia), un educatore e, soprattutto, un convinto sostenitore della necessità di pregare per le vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa: il carisma del “Rogate” è al centro della sua opera sacerdotale, caritativa, educativa ed è alla base delle due congregazioni religiose da lui fondate.
Conclusa la visita al Santuario-Basilica di S. Antonio, dove la comunità del seminario reggino ha potuto incontrare e conoscere più da vicino la splendida figura del santo sacerdote Annibale Di Francia, una breve sosta, a seguire, è stata fatta nella Piazza del Duomo, per ammirare la solenne mole della Cattedrale; qui il seminarista messinese Paolo De Francesco, studente di teologia presso il seminario di Reggio, ha tracciato un breve profilo della storia plurisecolare del maggior tempio cittadino.
Prima del rientro in seminario era d’obbligo, dopo aver ristorato lo spirito, gratificare anche il palato e concludere questo ricco pomeriggio con un salto in rosticceria, per assaggiare i rinomati arancini ed altre specialità della gastronomia messinese (vedi foto).
Paolo De Francesco