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LETTORATO GIOVANNI ARMENI

Lettorato Giovanni Armeni 21 Maggio 2017 048Il Cammino di ogni vocazione come il cammino della vita è attraversato da tante piccole tappe che portano alle grandi mete fino a giungere al traguardo.

E’ così la Chiesa desidera che anche il cammino di chi si presenta per servire il Signore, venga scandito da diverse tappe che possano far prendere consapevolezza del Grande dono che è la Vita e far pregustare di volta in volta la bontà della méta che ha il Volto di Dio.

Domenica 21 Maggio è stato il giorno che Dio ha voluto donare a Giovanni Armeni (Vedi/Scarica foto), nostro seminarista proveniente dalla diocesi di Locri –Gerace, perché la Chiesa gli conferisse il Ministero del Lettorato, il primo gradino, attraverso il quale Giovanni si è impegnato davanti al suo Vescovo Mons. Francesco Oliva a curare quotidianamente e fedelmente il rapporto con la Parola di Dio, lasciandosi nutrire da essa e soprattutto condividendola e insegando ai fratelli ad innamorarsene e nutrirsene.

Il Lettore è colui che si lascia provocare dalla Parola del Suo Signore perché gli indichi i passi da percorrere e soprattutto come farlo.
Insieme a tutta la Comunità del “Pio XI” rendiamo grazie a Dio perché continua a prendersi cura di noi e confermare il nostro cammino che inesorabilmente scorre nel Suo Nome e lasciando segni profondi del Suo Amore nella nostra vita e in quella di coloro che incontriamo.

DOMENICA DI PASSIONE 2017

Domenica delle Palme 2017Siamo giunti ai giorni più teneri di tutto l’anno liturgico. I giorni della Passione, morte e Risurrezione del Signore Gesù.

In questa Domenica detta delle Palme ci lasciamo coinvolgere e interrogare dalla gioia che viene espressa dalla folla nell’accompagnare il passaggio di Gesù verso Gerusalemme.
Anche oggi i cristiani rivivono questo corteo festoso con i rami di ulivo e le fronde e lo fanno andando verso la chiesa, per celebrare la bellezza di un Dio che ha dato la vita per gli uomini, per i suoi figli.

Ogni missione che abbia il sapore e l’impronta di Cristo non può non avere l’abito della Gioia e lo sguardo profondo verso un orizzonte di luce e tenebre che si abbracciano fino alla pienezza della sola Luce che è la Gloria di Dio manifestata in Gesù Cristo e donata, mediante lo Spirito Santo, a ogni uomo che Lo accoglie e Lo cerca con cuore sincero.

C’è una semplicità da recuperare, che esprimiamo nei ramoscelli di ulivo e di palma che terremo tra le mani, non come amuleti, ma come testimonianza che abbiamo incontrato un Re meraviglioso e che lo vogliamo annunciare pubblicamente per le strade del mondo. E’ la semplicità della creazione, che abbraccia le creature.

 

Il Signore Gesù va incontro alla Sua Missione, al dono totale di Sé su un povero asinello, e ci porta ad interrogarci: Come noi stiamo camminando verso la nostra missione, nella nostra vocazione!? Da chi ci lasciamo condurre? Verso dove è orientato il nostro sguardo? Gerusalemme e quindi abbraccio la croce e la mia vita la dono? o mète che mi evitano questa responsabilità e assecondano la mia mediocrità nascondendomi tra la folla!?

Questa è la Domenica che ci invita ancora una volta a mettere mano alla nostra vita, ma con più decisione, perché “Gerusalemme” è alle porte, e io devo Scegliere… Ognuno di noi ha incontrato nella propria vita un “povero” che gli ha fatto incontrare il Signore Gesù, un uomo onesto, semplice, di preghiera, che ha fatto della propria vita di ogni giorno un bell’annuncio profumato di Vangelo.

Anche noi possiamo tornare a questa semplicità se davvero ci riscopriamo innamorati di Dio e pronti a non trattenere la nostra vita ma donarla e farne un capolavoro… perché chiunque ci guardi possa rimanere affascinato dallo stile di Dio, che trasforma ogni Croce in benedizione per gli altri, possa respirare il profumo di una Vita che si nutre dell’Amore più Grande, possa lasciarsi attrarre dalla povera e semplice esistenza di uomini liberi e innamorati di Dio. Siamo poveri ma Dio viene con noi.                                                                                                                                                              

 

                                                                                                                                                      Michele D’Agostino

V DOMENICA DI QUARESIMA 2017

V Domenica di Quaresima 2017Stiamo per entrare nei giorni liturgici più profondi dell’anno, e in questa Domenica ci prepariamo ad affrontarli aprendo il nostro cuore all’incontro con il Signore della Vita. 

Con le parole del profeta Ezechiele: “Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio..”, ci rendiamo subito conto che il messaggio principale di questa domenica è la Vita che viene donata all’uomo nella sua condizione di morte.

Nel cammino di conversione è arrivato il momento di lasciarci raggiungere da Lui nei nostri “sepolcri”, lasciargli aprire le nostre tombe, tutti quei luoghi nei quali ci siamo rintanati e sono diventati il nostro rifugio. Ogni luogo che rimane per troppo tempo chiuso, puzza!

La logica di Dio può sembrare assurda molte volte, inizialmente incomprensibile e richiede la massima fiducia. Gesù non corre dall’Amico Lazzaro, sembra quasi non intenerirsi e non preoccuparsi di lui che è pure suo grande amico. Un Dio freddo, impassibile! Quante volte lo abbiamo pensato!?

Dio aspetta che tocchiamo il fondo, che lottiamo la nostra vita, che ci sbattiamo il muso fino a renderci conto che da soli non possiamo fare niente, che chiuderci nelle nostre quattro sicurezze, nei nostri schemi e invocarlo solo come un ulteriore optional, non funziona più. Dio non si accontenta di risolverci il problemino di passaggio, l’errore nel quale ci siamo ficcati e darci una pacca sulla spalla.

Dio è Bellezza, è Vita Autentica, è Verità! Interviene nella nostra vita gradualmente, quando non c’è più niente da fare, perché è quando ci mettiamo davanti al nostro dolore che siamo più aperti al dialogo. Perché siamo sfiniti, fragili, siamo costretti ad essere semplici, umani!

Gesù in questa storia, nella nostra storia, agisce per gradi, quando come Lazzaro tocchiamo il fondo, solo allora Lui parte per raggiungerci e aspetta che anche noi andiamo “fuori” dalla nostra casa, dal nostro io per cercarLo.

Così compare Marta, che è la parte più razionale di noi, quella che si preoccupa, si interroga entra in dialogo e chiede spiegazioni a Gesù…. E poi arriva Maria che non dialoga ma semplicemente piange e Dio si lascia commuovere dalle lacrime di Maria, e lì rivela la Sua profonda e bellissima umanità: “Gesù scoppiò in pianto”, il versetto più breve della Bibbia, un solo versetto per quattro parole, perché rivelano la profondissima umanità di Gesù che si lascia commuovere dal nostro pianto, dalla consapevolezza del nostro dolore che diventa strumento di salvezza, punto di incontro con Dio dal quale arrivare, piano piano, alla Risurrezione.

Ecco allora che Gesù si mette davanti al nostro sepolcro, commosso, e non teme il nostro cattivo odore, non ha paura della puzza del nostro peccato, ma ordina al male di frantumare la porta con la quale ci tiene chiusi. La forza del Suo Amore frantuma le rocce che abbiamo costruito all’ingresso della nostra vita.

Ed eccolo lì il nostro Dio e Signore, il nostro Tutto che, come a Lazzaro, dice anche a noi: </span><strong style="line-height: 1.3em;">“Vieni fuori, vieni subito qui, con Me!”. E’ un Dio stupendo il nostro, che ci vuole umani e profondamente liberi, che ci insegna l’Amore con gradualità e pazienza. Che ci Ama al punto da commuoversi con noi, entrando nel nostro dolore per donarci una Luce nuova, per abbracciare la nostra povertà e renderla Libera, Amata, profumata di Dio! 

                                                                                                                                                           Michele D’Agostino

IV DOMENICA DI QUARESIMA 2017

IV Domenica di Quaresima 2017

  “… Lo hai visto: è colui parla con te… Io credo Signore!” ( Gv 9, 1-41)

Arriva un tempo nel cammino di conoscenza del Signore Gesù e di se stessi, in cui bisogna mettersi al cospetto della propria storia e lasciarsi “sporcare” da Dio! Un termine forte associato a Dio, ma è proprio quello che Lui fa. Si sporca le mani!

In questa domenica c’è una questione di sguardi che avvolge e coinvolge Dio e l’uomo, che lo “ricrea”.
Nella prima lettura ci lasciamo sorprendere da un Dio che non guarda l’apparenza, che non da niente per scontato, che non segue una prassi meritocratica e formale.

Samuele viene mandato ad ungere il nuovo re d’Israele e rimane sorpreso da un Dio che “scarta” l’apparenza e guarda il cuore dell’uomo, sceglie il più piccolo, che neanche era presente in casa, non era candidato, quello che nessuno si aspettava.

Nel Vangelo, Gesù esce dal tempio e per strada Guarda un uomo cieco dalla nascita, uno scartato dal tempio, che non ci poteva entrare perché ritenuto punito da Dio con la cecità per i suoi peccati.

Gesù lo guarda e si ferma, come fa con noi, con la nostra vita, tutte quelle volte che stiamo li davanti ai nostri problemi, eternamente in attesa che qualcosa cambi.
E’ molto difficile che le cose cambino, o se succede non cambiano quasi mai come ce le saremmo aspettate e diventano vere e proprie delusioni.

Bisogna cambiare il modo di guardare, è necessario chiudere gli occhi e lasciarsi “sporcare” da Dio, da quel fango che ha in se la Sua saliva, la Sua vita, ci ricorda da Chi e per cosa siamo fatti.

Il cieco viene mandato a lavarsi in una piscina che ha un nome importante: “Inviato”, perché quando Dio tocca la tua vita quella stessa diventa la tua missione.
Quante volte rimaniamo incastrati nelle nostre cecità, in quei rapporti che ci hanno ferito, che non riusciamo a comprendere. Davanti a quei genitori che non ci capiscono, che quasi non si fidano di noi per paura di non essere capaci di comprendere quello che stiamo vivendo e ci deludono profondamente.

Meraviglioso Gesù, ci dice con forza di cambiare sguardo, di lasciare che i nostri occhi siano in sintonia con i suoi. Gesù ci chiede di lasciarli fare Luce in noi, perché la nostra vita acquista senso solo se comprende di essere cosi perché si manifestino le Opere di Dio! E’ Lui, che parla con me, è Lui quel desiderio di Gioia e di Vita che ho dentro e non riesce a venire fuori, è Lui che parla con me quell’abbraccio tenero che mi rimette al mondo ogni volta che mi sento solo e senza il coraggio di guardare oltre.

Sì, c’è un’Opera di Dio in ognuno di noi che si manifesta, che si realizza proprio a partire da come siamo, “materiale grezzo”, che viene impastato con il Suo Amore perché diventi una meraviglia agli occhi di tutti.

Leggiamo nel Vangelo come la gente non riconosceva più il cieco, non riuscivano a capire se fosse lui o meno. Perché l’incontro con il Signore Gesù ti cambia la vita, trasforma il tuo sguardo e quindi tutta la tua identità, perché guardi in modo diverso le persone e le cose e anche quando tornano le tenebre c’è una Luce che non potrai più scordare, che non potrai più spegnere.

E’ la domenica della Gioia questa, che ci segnala la vicinanza all’evento più grande della storia: la Resurrezione di Gesù Cristo.

In questa Domenica apriamoci alle opere di Dio in quelle cose che non capiamo, alleniamo il nostro sguardo a riconoscere le opere di Dio che già si stanno manifestando nella nostra vita, a partire da tutte quelle cecità, quelle ferite, quegli assurdi che ci accompagnano e che attendono con trepidazione di essere “sporcate” e ricreate da Dio, perché torniamo a vedere la Luce, perché possiamo dire anche noi di aver Visto vite cambiare, di aver visto l’Amore vincere.

 

                                                                                                                                                   Michele D’Agostino

III DOMENICA DI QUARESIMA 2017

III Domenica Di Quaresima 02 2017Dammi da bere” ( Gv 4, 5-42)

Ogni cercatore di felicità è consapevole che dovrà mettersi in Cammino verso quel “pozzo” capace di saziare la propria sete di pienezza, di felicità.
Da qualche settimana ci siamo messi in cammino con il desiderio di conversione nel cuore e lo sforzo di scorgere la carezza di Dio che incoraggia i nostri passi.

Come per il popolo d’Israele, lungo il cammino nel deserto dove Dio manterrà la Sua promessa di pienezza e fecondità, c’è il rischio che ci si possa arrendere e cedere ai morsi della “fame”, a rimpiangere la schiavitù pur di riempire lo stomaco.

Così tutte quelle volte che torniamo a saziarci delle nostre idolatrie, di tutte quelle cose che sappiamo non ci fanno bene ma che ci consentono di tirare a campare per un altro tratto di strada. Ma Dio rimane fedele e non si stanca di mandarci messaggeri di Bene.. di darci “segni” che solo chi ha occhi profondi può cogliere.

Come fare allora? Perché, come dice san Paolo, faccio il male che non voglio e non il bene che voglio? Perché pur sapendo che è Dio il bene, vado a dissetarmi con le prime porcherie che facilmente trovo?

Meraviglioso Gesù oggi nel Vangelo: “Dammi da bere”, chiede alla donna…. a lei che è essa stessa in cerca dell'Acqua. 
Questa donna trova Dio in un orario e in un luogo insolito, quando si nasconde dalla vita, e dalla vista degli altri per paura del loro giudizio. Esce a mezzogiorno, quando le strade sono deserte, per non incontrare nessuno e non sentirsi giudicare dagli sguardi e dai mormorii velenosi di chi “ha già avuto la sua ricompensa”.

E’ quando vaghiamo morti di sete e morti nell’anima che Dio entra nella nostra vita, si lascia trovare lì dove noi andiamo a cercare acqua di nascosto… Sì Dio si abbassa al punto da farsi trovare in quelle quattro schifezze delle quali continuo ad imbottirmi.. e lì non mi fa l’offerta migliore.. non gioca a ribasso pur di avermi.

Ma è Lui stesso a chiedermi da bere, perché Lui mi Ama seriamente, e l’Amore ti chiede la parte più bella, quella del desiderio. Nella sete c’è il desiderio di vita, di pienezza, di freschezza.. di amicizia. 

Il Signore Gesù mi chiede proprio quella sete, quel desiderio, per donarmi “acqua Viva”, una vita piena, sguardo limpido, un cuore generoso.
Alla fine del brano ci rendiamo conto come né Gesù, né la donna hanno poi bevuto. A saziare quella sete è un’Acqua nuova, segreta, che solo Dio possiede.

Gesù guarda il cuore della donna, comprende come quella sete è in realtà il desiderio di amare autenticamente, una volta per tutte, e vuole entrare in intimità con lei, cuore a cuore. Mentre lei, io, tu, cerchiamo un luogo dove poter vivere l’Amore con Dio, Gesù ci invita ad AdorarLo in Spirito e Verità….

Adorare, in greco, ha dentro di se la parola baciare.. l’atto di avvicinarsi con un atteggiamento intimo. Dov’è il luogo in cui Dio può essere stretto vicino al cuore? Non è un posto ma un atteggiamento.

Con la preghiera del cuore che è l’incontro tra la sete di Dio e la sete dell’uomo, possiamo lasciare che Dio ci trovi lì dove cerchiamo la vita e ci fidanzi al Suo Cuore, possiamo consentirgli di darci quel “cibo” che noi non potremo conoscere se non ci fidiamo di Lui e non alziamo lo sguardo verso i germogli di vita che già “biondeggiano nei campi”, perché diventino pane che sazia la fame di Dio, nostra, e di tutti coloro che Lo cercano.

Donaci, Signore, un cuore capace di fare un passettino nella fiducia per conoscere la Tua intimità e camminare in quel bacio meraviglioso tra Cielo e terra dove Tu, o Dio, continui ad essere Eternamente Amante dell’uomo.

                                                                                                                                                              Michele D’Agostino