CAMMINANDO SUI SUOI PASSI: IL SEMINARIO PELLEGRINO IN TERRA SANTA


Pellegrinaggio Terra Santa 01"Dite ai suoi discepoli e a Pietro: «Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete...»" (Mc 16, 7)

È stato questo monito a guidarci sulle orme di Gesù, ad accompagnarci in questo viaggio nella Terra del Santo. Per ben otto giorni, dal 5 al 12 di novembre, la nostra comunità del Seminario Arcivescovile, si è fatta pellegrina in Terra Santa.

Come è ormai tradizione, l'anno si apre sempre con un viaggio: un pellegrinaggio "sulle orme" di una figura di santità a cui affidare l'intero percorso formativo. Alla luce del versetto guida, che caratterizza lo speciale cammino di quest'anno: "ma svuotò se stesso, assumendo la condizione di servo"(Fil 2, 6-11), non si poteva pensare destinazione più appropriata: un cammino sui passi di Gesù stesso.

Un pellegrinaggio, dunque, particolarissimo, pieno di stupore e di meraviglia: poter "toccare con mano" quei luoghi, quella terra, quell'acqua, che videro il Signore Gesù e che Lui stesso vide con i suoi occhi di uomo.

Da Nazareth a Gerusalemme: questo l'itinerario percorso, proprio come facevano, e fanno tuttora, i pellegrini più ordinari, che un tempo partivano per i luoghi santi di Palestina con mezzi di fortuna, non sapendo neppure se sarebbero mai tornati alle proprie case. Oggi i mezzi di trasporto e le nuove tecnologie hanno migliorato gli spostamenti, ma le emozioni che si provano, lo stupore e la meraviglia... quelli sono sempre gli stessi.


Da nord a sud quindi, partendo da Nazareth, il piccolo borgo sperduto tra le colline della Galilea, che vide un giorno il farsi Uomo da parte di Dio. Nella grande basilica che oggi "racchiude", come in uno scrigno, la piccola grotta-casa in cui "il Verbo si fece carne"(Gv 1, 14) abbiamo sperimentato l'importanza della nostra chiamata al sacerdozio. Proprio lì, in quel luogo che ha sentito il SI incondizionato di Maria, che ha visto il fanciullo Gesù crescere tra le attenzioni dei suoi genitori, il nostro piccolo si quotidiano ha trovato il suo fondamento.

Ancora in Galilea: come fece quel giorno Gesù che, prendendo con se i suoi amici più cari, salì sul monte a pregare (cfr. Lc 9, 28), anche noi, abbiamo percorso la strada in salita che porta al Tabor. In un pomeriggio ventoso, dove le luci del tramonto rendevano dorate le pianure circostanti, abbiamo percepito e visto quel Gesù Trasfigurato, che rende visibile la sua essenza divina. Anche noi seminaristi abbiamo sentito la voglia di pronunciare le stesse parole di Pietro: «Maestro, è bello per noi stare qui.» (Lc 9, 33).

Prima di lasciare la Galilea, sosta obbligata è il lago di Tiberiade. Anche qui, in uno scenario incontaminato dalla storia e dall'uomo, le acqua del lago, cariche di vita, si infrangono ancora oggi, come ai tempi di Gesù, sulle sponde dei villaggi di Pietro e degli altri apostoli. Come Cafarnao, dove si possono ancora scorgere le rovine della sinagoga, o la stessa casa di Pietro. Bagnarsi nelle acque del lago è rivivere l'incontro del Risorto con i suoi, dove "non osavano più domandargli: «Chi sei?» perché sapevano bene che era il Signore." (Gv 21, 12).

Lasciandoci la Galilea alle spalle, il nostro pellegrinaggio è proseguito verso sud, verso la Giudea. Sostando presso il pozzo di Giacobbe, nel villaggio di Nablus (Sicar, ai tempi di Gesù), abbiamo fatto conoscenza col monaco ortodosso Giustino, che da più di quarant'anni custodisce quel luogo (unico luogo di culto cristiano in un villaggio interamente mussulmano). Qui abbiamo sperimentato la fatica dell'essere cristiana oggi in Terra Santa.

Altra stupenda testimonianza di vita, spesa per il Vangelo, sono stati i cristiani di Ain Arik, dove la comunità parrocchiale, che conta poco più di 400 persone, vive grazie alla presenza dei Piccoli fratelli e sorelle dell'Annunziata (fondati da Don Dossetti), che dal 1989 opera in questo sperduto villaggio della Palestina. Salutati i fratelli cristiani di Ain Arik, ci siamo diretti alla volta di Betlemme. Nella città di Davide, che ha visto nascere il figlio di Dio, Gesù Cristo, la comunità cristiana, oggi, va sempre più scomparendo.

I conflitti politici, che vedono protagonisti lo stato di Israele e la Palestina, non favoriscono di certo la presenza dei cristiani in questi territori e molti scelgono di emigrare. La presenza dei Frati Francescani (presenti a Betlemme da più di 800 anni) assicura la continua e costante preghiera, che dalla grotta di Betlemme si eleva al celo, intercedendo per la vita di molti fratelli. A Betlemme si nasce ancora, tutti i giorni, tra difficoltà e speranze.

Adiacente ad uno dei punti di "passaggio" tra lo Stato di Israele e la Palestina, ormai divisi da un muro di cinta, il cui tracciato corre per 730 km, si trova il Caritas Baby Hospital. Una realtà, questa, davvero sorprendente, capace di offrire ancora tanta speranza a molti bambini di tutta la Palestina e della Cisgiordania. Abbiamo fatto qui una autentica esperienza di servizio, constatando quanto sia vera l'espressione che dice: "la speranza è l'ultima a morire!"

Gli ultimi tre giorni di pellegrinaggio, non potevano non essere vissuti che nella città Santa, a Gerusalemme, il centro ed il cuore del nostro itinerario. Dal Monte degli ulivi al giardino del Getsemani, passando attraverso le mura della città vecchia, ci siamo realmente immersi nel mistero della morte e risurrezione del Signore. Inenarrabile l'emozione che si prova nel camminare sull'enorme spianata del Tempio, intrisa di millenari oblazioni giudaiche, poi (con la conquista musulmana del 637 d. C.) divenuto luogo di preghiera dei figli del profeta Maometto.

Abbiamo percorso la Via dolorosa, che ha visto un giorno salire Gesù al Calvario, portando il suo stesso patibolo. Abbiamo varcato anche noi, insieme a migliaia di pellegrini provenienti dal mondo intero, le porte d'accesso alla basilica del Santo Sepolcro. Ci siamo prostrati davanti alla roccia del Calvario, dove una piccolissima edicola, poco più di un metro per un metro, segna il luogo in cui fu crocefisso Gesù. Abbiamo qui fatto l'esperienza del discepolo amato: siamo stati spettatori attivi di quell'atto d'amore supremo, che dà la vita per amore dei suoi amici (cfr Gv 15, 13).

Come Pietro e Giovanni, all'alba del terzo giorno, anche noi siamo entrati nel sepolcro, e lo abbiamo trovato vuoto; anche noi, come allora, come i suoi discepoli, abbiamo provato il sussulto della risurrezione, la gioia di saperlo vivo in mezzo a noi. Abbiamo davvero sperimentato il senso della sequela christi, ammirando con i nostri occhi i luoghi che furono scenario della Sua vita, saggiando la fatica del cammino e la gioia di saperci da Lui guidati. Siamo certi che dopo questa esperienza, la nostra vita cambierà, non potrà essere la stessa d'ora in poi.

È stata una vera esperienza di fede, un viaggio nella fede e attraverso la fede, intriso di emozioni forti ed inspiegabili. Ogni posto, ogni pietra, ogni angolo è pieno di storie da raccontare, percorsi di vita di fronte ai quali ciascuno di noi è rimasto senza parole. Misteri che l'umano pensiero, da solo, non può spiegare ma solo ammirare e accettare con somma fede.