GIURAMENTO DI DANILO E IVAN

 

Nel  terribile coraggio di giurare, la scelta del più Grande Amare

 Giurare per ricominciare

Cosa significa giurare se non dire: “Per sempre”? Nel “per sempre” dell’uomo si svela sempre la verità più profonda, essere stato creato per l’eternità e non solo per la “terrenità”. L’uomo che trova la forza per dire “per sempre” deve fuggire in ogni modo la tentazione della  superbia, non è la mia fedeltà che mi salva ma la certezza della fedeltà di Dio su di me. E’ Dio che dice “per sempre io sarò con te, non ti abbandonerò”. Dio scommette su di noi, per noi, con noi. Una sola è la condizione nella quale l’amore trova piena realizzazione, attraverso quell’abbandono totale nel pronunciare l’ unica parola che ha il potere di creare la Vera storia dell’uomo che ama, è il : “per sempre”.

Fare una promessa  a Dio è rinunciare a tutto per accogliere la volontà del Tutto. “ O Signore fa che io possa volere ciò che mi verrà chiesto”, così io ed Ivan abbiamo detto qualche giorno fa nel corso del nostro giuramento solenne. E’ chiarissimo il fatto che, l’efficacia della nostra vocazione non dipende da noi. “noi siamo precari”, così scriveva il Card. Ballestrero. Noi siamo uomini, siamo figli ma siamo anche fragili. La fragilità umana è il principio dell’amore di Dio versO l’umanità.

E’ Dio il Fedele, Lui la certezza della nostra vocazione. Sono tante le tenebre che a volte ci avvolgono nell’interiorità ma: «E’ venuta la vera vita»(cfr Gv 1,4), e per la Vita che è Gesù Cristo le tenebre non hanno più alcun potere: “le tenebre per te sono come luce” ( Sal 138,12). La  nostra fragilità di chiamati, davanti a Dio diventa come fortezza, come ben aveva compreso San Paolo: «Sono contento di vantarmi della mia debolezza» ( 2Cor 12,9). La mia fragilità allora è fortezza, è occasione, è possibilità, la mia umanità è resa capace di poter essere addirittura consacrata, cambiata non esteriormente ma nel mistero della sua costituzione ontologica.  

Giuramento Novembre 2017 006

Dalla libertà e sincerità della tremante voce mia e di Ivan si è sentito dire. “ Tanto dichiaro, prometto e giuro. Così Dio mi aiuti e questi Santi Vangeli che tocco con le mie mani”. “Tocco con le mie mani”, infatti, sia io che Ivan, in due momenti distinti abbiamo pronunciato la conclusione del giuramento ponendo la nostra mano, avvolta come un abbraccio da quella di don Sasà, sui Santi Vangeli . 

 

«Sulla tua parola getterò le mie reti» (Lc 5, 5) disse Pietro, è l’esperienza che con il giuramento sento di poter dire che abbiamo fatto anche noi. Commovente aver giurato percependo il calore materno della Chiesa attraverso la mano del Rettore, lui che ci ha accompagnato in questi anni si è fatto primo testimone del patto di eterno amore che abbiamo sigillato sulla Parola della vita. Forse ci crediamo poco ma il Vangelo continua a convertire la storia,  a ricreare dalle tenebre alla luce l’ esperienza fragile dell’uomo di oggi. «Lasciarono tutto e lo seguirono» ( cfr Lc 5,11), chi lascia tanto per il Tutto trova Tutto e questo tutto è l’«essenziale invisibile agli occhi» (dal Romanzo Il Piccolo Principe di Antoine de Saint Exuperie).

Questo stravolgimento di vita avviene solo attraverso la testimonianza che grazie ai Santi Vangeli noi possiamo udire dopo più di duemila anni.  Allora giurare sui Santi Vangeli è scegliere di gettare via il mantello come fece Bartimeo, di cambiare stile di vita come fece Zaccheo, di impegnarsi per non peccare più come fece la donna adultera, di ritornare a casa come fece il figlio più piccolo, di chiedere fiduciosamente perdono come fece uno dei malfattori crocifissi accanto a Gesù.  Giurare è avere il desiderio  umile, cioè conoscendo i propri limiti,  di voler cambiare stile di vita. Giurare è decidere di ricominciare, mai da soli ma: “con l’aiuto di Dio” (lo voglio) , come tra qualche giorno sia io che Ivan diremo nell’ultima delle domande che il Vescovo ci farà prima di imporci le mani e consacrarci diaconi. Abbiamo giurato solennemente consapevoli che il primo ad aver  giurato nei confronti dell’umanità intera è Dio stesso: «lo giuro su me stesso, la verità esce dalla mia bocca» (Is 45,23). 

Il Padre, il Figlio amato, lo Spirito Consolatore, la Vergine Madre del Fiat, tutti gli angeli ed i santi del cielo hanno giurato con noi, così come faranno in modo altissimo e solennissimo durante il canto delle Litanie durante la celebrazione dell’Ordinazione. Ponendo una firma al termine del giuramento abbiamo sperimentato la bellezza dell’aver sempre qualcuno accanto, garanzia del fatto che nella Chiesa non si è mai soli,  un compagno, scelto come testimone, un educatore dell’equipe formativa ed infine il Rettore, hanno con coraggio sottoscritto il mio nome con il loro.

La firma che abbiamo messo bianco su nero però, solo con l’Ordinazione Diaconale riceverà il suo vero e definitivo sigillo, sarà Dio stesso ad imprimerlo. L’ultima firma  non la vedremo scritta su “pietra” ma nella nostra stessa vita, nel tesoro del cuore. Dio  piegherà il suo cielo e scenderà (cfr Sal 144,5), dirà a tutti coloro che già contemplano il Suo volto di volgersi verso di noi e di gioire con Lui per la firma che dall’eternità attendeva di porre sulla nostra esistenza.  Aderire alla vita ed alla vocazione è ciò per cui ciascun uomo è stato creato, nessuno è escluso da questa possibilità e verità.  Vivremo la vita pienamente felici e realizzati solo quando, nonostante la nostra povertà  e deposta ogni paura, lasceremo a Dio la possibilità di sigillarci con la firma del Suo Amore. Chi ha il terribile coraggio di giurare, ha finalmente scelto di amare. 

                                                      Danilo Latella