IV DOMENICA DI QUARESIMA 2017

IV Domenica di Quaresima 2017

  “… Lo hai visto: è colui parla con te… Io credo Signore!” ( Gv 9, 1-41)

Arriva un tempo nel cammino di conoscenza del Signore Gesù e di se stessi, in cui bisogna mettersi al cospetto della propria storia e lasciarsi “sporcare” da Dio! Un termine forte associato a Dio, ma è proprio quello che Lui fa. Si sporca le mani!

In questa domenica c’è una questione di sguardi che avvolge e coinvolge Dio e l’uomo, che lo “ricrea”.
Nella prima lettura ci lasciamo sorprendere da un Dio che non guarda l’apparenza, che non da niente per scontato, che non segue una prassi meritocratica e formale.

Samuele viene mandato ad ungere il nuovo re d’Israele e rimane sorpreso da un Dio che “scarta” l’apparenza e guarda il cuore dell’uomo, sceglie il più piccolo, che neanche era presente in casa, non era candidato, quello che nessuno si aspettava.

Nel Vangelo, Gesù esce dal tempio e per strada Guarda un uomo cieco dalla nascita, uno scartato dal tempio, che non ci poteva entrare perché ritenuto punito da Dio con la cecità per i suoi peccati.

Gesù lo guarda e si ferma, come fa con noi, con la nostra vita, tutte quelle volte che stiamo li davanti ai nostri problemi, eternamente in attesa che qualcosa cambi.
E’ molto difficile che le cose cambino, o se succede non cambiano quasi mai come ce le saremmo aspettate e diventano vere e proprie delusioni.

Bisogna cambiare il modo di guardare, è necessario chiudere gli occhi e lasciarsi “sporcare” da Dio, da quel fango che ha in se la Sua saliva, la Sua vita, ci ricorda da Chi e per cosa siamo fatti.

Il cieco viene mandato a lavarsi in una piscina che ha un nome importante: “Inviato”, perché quando Dio tocca la tua vita quella stessa diventa la tua missione.
Quante volte rimaniamo incastrati nelle nostre cecità, in quei rapporti che ci hanno ferito, che non riusciamo a comprendere. Davanti a quei genitori che non ci capiscono, che quasi non si fidano di noi per paura di non essere capaci di comprendere quello che stiamo vivendo e ci deludono profondamente.

Meraviglioso Gesù, ci dice con forza di cambiare sguardo, di lasciare che i nostri occhi siano in sintonia con i suoi. Gesù ci chiede di lasciarli fare Luce in noi, perché la nostra vita acquista senso solo se comprende di essere cosi perché si manifestino le Opere di Dio! E’ Lui, che parla con me, è Lui quel desiderio di Gioia e di Vita che ho dentro e non riesce a venire fuori, è Lui che parla con me quell’abbraccio tenero che mi rimette al mondo ogni volta che mi sento solo e senza il coraggio di guardare oltre.

Sì, c’è un’Opera di Dio in ognuno di noi che si manifesta, che si realizza proprio a partire da come siamo, “materiale grezzo”, che viene impastato con il Suo Amore perché diventi una meraviglia agli occhi di tutti.

Leggiamo nel Vangelo come la gente non riconosceva più il cieco, non riuscivano a capire se fosse lui o meno. Perché l’incontro con il Signore Gesù ti cambia la vita, trasforma il tuo sguardo e quindi tutta la tua identità, perché guardi in modo diverso le persone e le cose e anche quando tornano le tenebre c’è una Luce che non potrai più scordare, che non potrai più spegnere.

E’ la domenica della Gioia questa, che ci segnala la vicinanza all’evento più grande della storia: la Resurrezione di Gesù Cristo.

In questa Domenica apriamoci alle opere di Dio in quelle cose che non capiamo, alleniamo il nostro sguardo a riconoscere le opere di Dio che già si stanno manifestando nella nostra vita, a partire da tutte quelle cecità, quelle ferite, quegli assurdi che ci accompagnano e che attendono con trepidazione di essere “sporcate” e ricreate da Dio, perché torniamo a vedere la Luce, perché possiamo dire anche noi di aver Visto vite cambiare, di aver visto l’Amore vincere.

 

                                                                                                                                                   Michele D’Agostino